Di: Sergio Palumbo

Fabio Koryu Calabrò è “l’uovo che avanza”: “cabarettista cantante dalla testa pelata e gli occhiali tondi, ironico e buddista, veneziano d’adozione anche quando sposta la sua residenza qua e là per l’Italia” (Il Gazzettino, 13/5/2001). Nel suo interessantissimo curriculum è impossibile non notare il suo (per ora) unico CD: Albume Bianco, cover del White Album dei Beatles… Abbiamo ascoltato questo imperdibile CD ed abbiamo anche avuto la possibilità di intervistare Fabio Calabrò.

Come è nata l’idea di “Albume Bianco”?

Grazie ad una serie di amici. Coloro che trovi elencati all’interno, con varie qualifiche, a cominciare dal mio socio -anzi, il capo- nei Ruins, Alessandro Pixel Pizzin, per finire con il grande uomo che ha deciso di produrlo: Roberto Fraioli. A dire il vero, il primo pezzo tradotto fu “Piggies”, di George Harrison”. Poi arrivò: “Obladì Obladà”. Poi: “Rocky Raccoon”… Da lì in poi, tutta discesa, lenta, perchè in tutto ci son voluti quasi vent’anni per portare a termine le traduzioni e le limature…

Perchè tra i vari album dei Beatles hai scelto proprio il doppio bianco?

Perchè ritengo che sia una specie di enciclopedia della musica “leggera”. C’è dentro tutto, il contrario di tutto, ma soprattutto assai più di tutto. Posso però già dirti che ho tutte le intenzioni di passare a “Sgt.Pepper”!

A cosa è dovuta la scelta dell’ukulele come unico strumento?

Fondamentalmente al fatto che nei miei spettacoli di musicabaret da un po’ di anni mi accompagno solo con quello. E poi era una piccola provocazione, come alcuni brani credo dimostrino ampiamente. Una specie di ritorno alle radici, di sintesi della sintesi. E, last but not least, non dimentichiamo che John Lennon ricevette in dono da sua madre un ukulele, che fu il suo primo strumento. Non solo: George Harrison, intervistato da Red Ronnie, sostenne che tutti dovrebbero possedere un ukulele. Potrei andare avanti, e forse quasi convincerti che certe canzoni sembrano addirittura composte su ukulele…

Quali sono le altre cover dei Beatles che ritieni più interessanti?

Se devo limitarmi al mio piccolo ambito, ne ho prodotte altre: “Across the Universe”, innanzitutto, e poi “Norwegian Wood” pensate per Aldo Tagliapietra (vedi: Le Orme), che ho avuto la fortuna di poter cantare insieme a lui, che suona anche il sitar, e insieme a Eddy De Fanti, Roberto Cecchetti, Massimo Bellio e Francesco Satini tiene in piedi la più grande delle cover band beatlesiane, i “Magical Mystery”. Grandi anche perchè, forti di una sezione archi e fiati di tutto rispetto, possono permettersi di proporre dal vivo anche quei pezzi che i Beatles hanno prodotto solo in sala, con gli arrangiamenti di George Martin. Poi ho tradotto “The ballad of John & Yoko”, “She’s leaving home”, e -ma questo forse esula- “Imagine”, inno ahinoi distrattamente riproposto da Gino Paoli in una versione assolutamente discutibile, dal punto di vista linguistico.

Qual è stata la canzone più difficile da tradurre?

Tutte. L’unica cosa che salva un lavoro di questo tipo è la sua impossibilità. Quando mi sono trovato in mano tutti e trenta i testi, una parte di me avrebbe voluto buttare tutto nel cesso. Ti assicuro che è stata necessaria molta forza, e tanto coraggio, per permettersi di operare talvolta violenze, talvolta cesure, talvolta interpretazioni ardite, un po’ come è accaduto all’ottovolante trasformatosi in digestivo. Dico “Helter Skelter” che diventa “Alka Seltzer”. Ma poi non è male, no? Rispetto ed affetto sono quelle che considero le “cifre stilistiche” di “Albume Bianco”. Ma anche una buona dose di irriverenza, dileggio e divertimento.

Come è possibile acquistare il tuo CD?

Scrivetemi (kyaraekoryu@yahoo.it), chiamatemi, chiamate Rolando Giambelli, presidente dei Beatlesiani d’Italia Associati (www.beatlesiani.it), che forse ne ha ancora qualcuno nel suo Museo di Brescia. Costa 15 euro e 50 centesimi, comprese le spese di spedizione.

Progetti per il futuro?

Tanti, troppi. Dallo spettacolo “Cocomeri & Coccole”, in duo, con Beppe Boron, sotto le mentite spoglie di Pepìno Sasofòne e Fedèle Ukulèle, al neonato trio “Calabrò e i Colibrì”, con Sandro Di Pisa e Gilberto Tarocco, che ha prodotto un promo e uno showcase di mie canzoni, al quartetto (coi tre musicisti sopra menzionati), L’Orkestra Zbylenka, che si occupa di etnocomicità, fino all’ottetto Gli Eleganti Rosa, che la prossima estate porterà in giro la sua “Westerneide”, spettacolo di strada e pubblico. E questa è solo la parte musicale…