Di: Sergio Palumbo

Il loro nome è un tributo al Processo di Franz Kafka. “”La giustizia non fallisce mai”” dice il pezzo omonimo… Il loro rock è fresco, i testi sono arguti e gli strumenti sono ben suonati. Il CD “”Secondo””, autoprodotto, degli Joseph K. offre dieci pezzi degni dei migliori Litfiba dei bei tempi di El Diablo o Terremoto. Alcuni pezzi sono particolarmente convincenti fin dal primo ascolto, come lo stesso Joseph K. o Giù, denunce delle distorsioni della società civile attuale, tra omologazione e burocrazia. Altri pezzi vanno ascoltati più volte per riuscire a carpirne tutte le sfaccettature. LuceOmbra, ad esempio, è un brano molto ben concepito, con strofe amniotiche e vibranti assoli. Ipnotico l’assolo che apre Esame di Coscienza, senz’altro quello che ritengo il miglior brano dell’album, fantastico “”J’Accuse”” che termina con l’autoammissione che è necessario “”un nuovo esame di coscienza””. Rimani Sempre è potenza allo stato puro. Le chitarre sono protagoniste assolute dell’ottimo intro del brano, che va avanti in un botta e risposta di voci, effetti e bei riff di chitarra. Gli Joseph K. dimostrano che il rock italiano ha ancora dei gruppi in grado di esprimersi con forza e freschezza, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista dei testi. “”Secondo””, se venisse pubblicato e commercializzato su larga scala (come accadrebbe in un mondo ideale), sarebbe una scossa vitale per il panorama del rock italiano, attualmente in stato di catalessi, con pochissimi gruppi in grado di esprimere ciò che agli Joseph K. viene così naturale. I versi migliori dell’album? Direi che sono tratti da “”Esame di Coscienza””: “”Non merito i miei sogni che so già non realizzerò, se avessi più coraggio non li perderei””.