Di: Sergio Palumbo

Non so quale sia il punto di contatto tra gli Air e David Byrne, ma soprattutto non so quanto possano essere grandi le dimensioni dell’insieme intersezione degli interessati ai primi e degli interssati al secondo. Sarà che l’elettronica non è proprio il mio forte, ma gli Air erano davvero insopportabili. Quando uscì Talkie Walkie, il loro ultimo album, mi affrettai ad ascoltarlo, avendo letto entusiastiche recensioni su tale prodotto, ma lo accantonai dopo neanche aver completato il primo ascolto… Ognuno ha i suoi limiti. Dopo l’estenuante prova live degli Air, si cambia registro. Sul palco con Byrne ci sono batterista, percussionista, bassista e addirittura un sestetto d’archi. Con questa fantastica configurazione Byrne incanta e diverte gli spettatori dell’Arena Flegrea, snocciolando sia il meglio del repertorio dei Talikng Heads (And She Was, Once in a Lifetime, nonchè l’intramontabile Psychokiller) sia il suo repertorio solista, particolarmente quello tratto dall’ultimo album Grown Backwards. La voce di Byrne emoziona mentre intona l’arietta che chiude il suo ultimo album, Un Dì Felice, Eterea, intriga in Dialog Box e diverte in The Other Side of This Life. Tiny Apocalypse incanta gli spettatori, Byrne è seduto sul ciglio del palco e un’ammiratrice scavalca le transenne e va a stringergli la mano estasiata dalla musica di questo intramontabile artista. I violini rendono unico il tappeto sonoro che accompagna la voce di un egregio Byrne in salopette, che scherza correndo sullo sfondo dell’arena facendo proiettare e piroettare la propria ombra correndo per tutta la mezzaluna del palco. Le percussioni sono quanto mai avvolgenti. E poi c’è Byrne, sempre preciso negli assoli di chitarra. Grande spettacolo all’interno dell’Arena Flegrea, ma all’esterno non è da meno: prima gli One Dimensional Man, energici e potenti, poi gli Arab Strap, decisamente più meditativi, ma non meno convincenti, con violino, tromba e chitarra elettrica che danno concretezza a un plot musicale decisamente unico.