Di: Sergio Palumbo

Finalmente un bel “noir” di taglio classico, che si legge d’un fiato. La vicenda, infatti, si snoda con l’incalzante ritmo di un meccanismo che, una volta azionato, procede implacabile fino a stritolare nei suoi ingranaggi coloro che lo hanno messo in moto. In primo luogo il protagonista, che all’inizio forse non risulta simpatico al lettore, sconcertato dalla sua fredda indifferenza verso gli altri e dalla spietata efficienza con cui svolge le sue mansioni di sorvegliante in un supermercato. Ma poi ci si accorge che la sua asocialità è solo bisogno disperato e impossibile di un mondo migliore, forse sotto altri cieli dove si stendono i mari più azzurri e le più bianche spiagge. Dietro il volto cinico dell’uomo rotto dalle più dure esperienze si scopre così il sognatore insofferente di una realtà asfissiante, che si lascia coinvolgere in un piano criminale nell’illusione di raggiungere quei cieli e quei mari, con la giovane donna dal volto pulito che potrebbe essere l’amore. La rapina programmata in ogni dettaglio dovrebbe svolgersi senza intoppi e senza sangue. Ma subito l’azione acquista la violenza e l’ineluttabilità di una tragedia moderna, tesa con assoluta coerenza verso la necessaria catastrofe, con imprevedibili colpi di scena fino all’inaspettata conclusione degna della migliore tradizione del giallo. Di diverso c’è il tono amaro e dolente con cui l'”io narrante” evoca la vicenda, che forse strappa al lettore più sensibile almeno “una sola lacrima”. Apprezzabile anche il linguaggio, che dimostra che si può essere moderni senza essere inutilmente scurrili, cercando l’espressione sconcia fine a se stessa come cifra di disinvolta originalità.

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