Di: Sergio Palumbo

La protagonista del romanzo vive un’infanzia felice nel caldo bozzolo dell’amore materno, nell’ambito di una famiglia felice. Ciò che è comune, più o meno, all’esistenza di ogni bambino normale, nel caso del nostro personaggio diventa un’esperienza totalizzante per l’intensità del rapporto con una madre speciale, amata per se stessa come persona dal particolare fascino umano e come donatrice di vita, di conoscenza, di illimitata tenerezza, complice e e compagna di ogni momento della giornata. Ma se è vero che ogni cosa contiene il suo opposto, l’unicità di questo rapporto si trasforma in carica distruttiva di straordinaria intensità quando, casualmente, l’adolescente scopre il segreto che è dietro la facciata di un matrimonio felice. Allora l’amore per la madre perfetta che, però, ora lo sa, subito dopo il concepimento avrebbe voluto liberarsi di lei, diventa un odio che scava abissi di dolore nell’esistenza delle due donne.

La particolarità del romanzo è che la tragedia non si concretizza in eventi esplosivi, ma implode all’interno con deflagrante potenza. Non vi saranno parole chiarificatrici, ma solo una frattura irrimediabile e un distacco definitivo, tanto più dolorosi per la madre quanto meno ne comprenderà le ragioni. Tuttavia, l’odio e l’amore per lei restano comunque per la figlia il fulcro di un’esistenza che ne è logorata e svuotata.

L’autrice ha descritto questi percorsi della memoria nei meandri dei sentimenti con eccezionale sensibilità espressiva. Come in una sorta di giallo dell’anima, il lettore aspetta la rivelazione finale, la soluzione di un mistero del cuore umano, a un tempo così semplice e così drammaticamente complicato. Ma non ci sono colpi di scena: tutto rientra in una quotidianità che agli occhi degli altri appare grigia e senza storia, mentre nasconde le grandi tragedie che si consumano in silenzio e senza lacrime.

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