Di: Sergio Palumbo

In “Donne in noir” Simonetta Santamaria ci propone undici inquietanti, raccapriccianti, racconti le cui protagoniste sono tutte donne altrettanto inquietanti e raccapriccianti. E’ incredibile la fantasia della Santamaria che ci porta nei meandri oscuri di storie torbide, dove ci si ciba di carne umana (più o meno consapevolmente), dove si beve sangue, dove si compiono stragi per i motivi più assurdi, dalla vendetta alla gelosia, dove donne sono ossessionate dal fare sesso con i morti, …

Undici storie popolate da zombie, da vampiri, ma anche da personaggi apparentemente normali, come la madre di famiglia che, per sfamare i propri figli, di giorno cucina e vende manicaretti a base di carne di cavallo, ma di notte seduce e poi uccide gli uomini le cui carni costituiscono la vera materia prima per i suoi prelibati manicaretti. O come la stimata coltivatrice famosa per le sue strane, meravigliose, piante, così rigogliose grazie al “particolare” nutrimento utilizzato dalla donna.

Gli undici brevi racconti della Santamaria si fanno “sbranare” in modo famelico, come Alice (alias Carneviva), che per amare Michele deve mangiarne la carne. Viva. Racconti da assorbire in modo bulimico, come l’altra Alice del libro, che non può fare a meno di mangiare, mangiare, mangiare, ma che poi troverà il modo per diventare bella e magra grazie ad una particolare crema di bellezza alle alghe marine…

Un libro inquietante, scritto da questa brava scrittrice napoletana (che si autodefinisce inquietante), che spazia dal quotidiano al macabro in modo del tutto naturale, regalando più di un bribido al lettore. Brividi di paura, di angoscia, di inquietudine per queste “donne in noir”.

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