Di: Sergio Palumbo

“Le piste dell’attentato” è il primo romanzo in cui Loriano Macchiavelli, nel 1974, presentò il suo Sarti Antonio, sergente. Il 1974. Considerando la storia del giallo italiano da allora ad oggi, si può serenamente affermare, senza temere di esagerare, che questo libro ha cambiato profondamente il thriller italiano. Cominciando proprio dal protagonista Sarti Antonio, sergente. E’ un antieroe in tutto e per tutto: impacciato, imbranato, a volte quasi tonto, sempre alle prese con la sua colite. Il massimo della cultura per lui è “Il Resto del Carlino”. Più che a a Montalbano fa pensare quasi a Catarella.

Sarti Antonio, sergente è un personaggio davvero unico nel panorama del giallo. Talmente unico che Macchiavelli non l’ha mai descritto fisicamente in nessuno dei libri di cui è protagonista. Ed è così che il fumetto ha l’arduo compito di dare un volto a questo singolare sergente, conferendogli una “nuova vita”. E ci riesce in modo del tutto naturale, come se Sarti Antonio fosse sempre stato esattamente così, con quei baffi neri, quei capelli ricci e ribelli altrettanto neri e quei vestiti sempre sgualciti e perennemente in disordine. E’ il 1984 quando Gianni Materazzo regala un corpo a Sarti Antonio, sergente, ma anche a tutti gli altri personaggi, come l’anarchico Rosas che guiderà per mano l’imbranato Sarti portandolo per mano fino alla risoluzione del caso. O come il Tiroideo, o la biondina o Raimondi Cesare…

Assolutamente godibile, il fumetto di Materazzo è una simpatica e fedele trasposizione del romanzo di Macchiavelli. Romanzo che, nel 1974, in tempi non sospetti, già parlava, in tempi non sospetti, già parlava di bombe, di terrorismo, di servizi segreti deviati. Decisamente profetico.

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