Di: Sergio Palumbo

A Santa Chiara, piccolo centro abitato immerso in una verde vallata della Versilia, l’estate sembra trascorrere pigra e assolata come sempre, tra le scorribande nei boschi dei più giovani e le partite nel piccolo bar degli anziani. Ma non è un paesino qualunque, Santa Chiara. In un passato non lontano c’è stato un massacro di civili inermi da parte delle famigerate SS e un piccolo museo ricorda quel terribile episodio, ben vivo nella mente del gruppo di anziani tenacemente attaccati alla loro terra e perfino agli incubi del loro passato. Ma quando quegli incubi si materializzano, è solo macabra fantasia di vecchi visionari, ossessionati dai ricordi? Benedetti, anziano professore e storico degli anni del fascismo, nonché due giovanissimi che in quei luoghi ameni trascorrono l’estate sperimenteranno a loro spese la realtà di quelle ombre.

Quando speculazione edilizia e sanguinario fanatismo di naziskin si combineranno per determinare l’arrogante sopraffazione di uomini contro uomini, come la ferocia nazifascista di mezzo secolo prima, allora la violenza colpirà spietatamente, ancora una volta, il piccolo paese. E verranno alla luce o saliranno a livello di coscienza i singoli drammi di chi patì la violenza o vi contribuì, tradendo il proprio popolo.

Il romanzo, sospeso tra presente e passato, tra brutalità degli uomini e splendore della natura, tra incantata ingenuità e spietata arroganza giovanile, si snoda in un drammatico crescendo, dai toni rilassatamente descrittivi all’incalzare affannoso del thriller, mentre a poco a poco riemerge la verità dell’oggi e del terribile ieri. Ne viene fuori la consapevolezza di quanto sia difficile, se non impossibile, scrollarsi di dosso quel passato che fu di dolore e di vergogna per tanti italiani.

Contribuisce all’interesse del romanzo lo stile scorrevole eppure accurato, senza nessuna concessione a certa modernità sciatta e forzatamente triviale.

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