Di: Sergio Palumbo

“Questa storia” è la storia di Ultimo Parri, figlio di Libero Parri, contadino della campagna piemontese che, agli inizi del Novecento, vende le sue mucche per far diventare la sua stalla un garage: il Garage Libero Parri. L’automobile è stata da poco inventata e l’affare potrebbe sembrare quanto meno azzardato. Ma al fianco di Libero c’è il figlio Ultimo, un bambino “con l’ombra d’oro”, che vivrà la propria vita per realizzare un sogno: costruire un circuito automobilistico con diciotto curve ed una cunetta artificiale.
Ma riassumere così quello che si configura come il miglior libro di Baricco sembrerebbe quanto meno riduttivo, sarebbe come conformarsi al “pensiero breve” degli SMS, come quel professore che chiede ai propri alunni di sintetizzare l’Ulisse di Joyce in 160 caratteri.
No, non si può banalizzare la trama di un così sofisticato romanzo scritto da prospettive diverse con il diverso stile dei protagonisti della vita di Ultimo o in terza persona. Peraltro, dire che “Questa storia” sia la storia di Ultimo e del suo sogno di costruire il circuito a 18 curve, sarebbe sbagliato: “Questa storia” è il circuito a diciotto curve di Ultimo. E’ un romanzo che mette ordine nel mondo, da percorrere e vivere alla stessa velocità della Jaguar di Elizaveta. “Questa storia” è il circuito a diciotto curve che riunisce in un unico posto l’amore mai vissuto (ma forse per questo più puro, forte e intenso) tra Ultimo ed Elizaveta, condannati ad amarsi per sempre, ma a non trovarsi mai.
In tutto il libro non si può fare a meno di sentire i suoni delle scene in esso descritte: si sente il rombo delle automobili, si sente Ultimo che grida il suo nome sulla cunetta di Pissabene, si sente Libero inveire contro i preti mentre entra a tutta velocità nel paese, si sentono le esplosioni di Caporetto, si sente la fucilazione del capitano trentenne accusato di diserzione e tradimento, si sente Elizaveta suonare il pianoforte mentre fantastica di “corrompere le famiglie”, si sente il rombo dell’ultimo aereo che decolla da quello che diventerà un circuito automobilistico, si sente la musica di una radio che, tra una notizia sulla Mille Miglia e un’altra, viene idealmente ballata da un uomo ed una donna che si baciano nella cucina di una locanda, si sente il rombo di una Jaguar che si ferma ad un distributore di benzina, si sente il rombo della stessa Jaguar, molti anni dopo, percorrere un cerchio che in realtà ha diciotto curve, ma che nella velocità della Jaguar, nel gorgogliare dei sensi e delle emozioni, è un cerchio perfetto: è la perfezione che ha sempre cercato Ultimo, prima di andare a morire su una strada senza curve dell’America del Sud.
Davvero un libro magico, poetico, una musica meravigliosa e struggente che accompagna il lettore dalla prima all’ultima pagina permeandone l’immaginario e le emozioni, toccandone l’anima nel profondo e trasportandolo in un’altra dimensione. Il capolavoro di un genio.

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