Di: Sergio Palumbo

Nel primo racconto di questo volume il commissario Bordelli è coinvolto in una curiosa vicenda quasi ai limiti della realtà, a contatto con degli strani individui, a metà strada tra Robin Hood e il criminale d’alto bordo, che il commissario – notoriamente amico di ladri poveri cristi e prostitute senza malizia – aiuta a costo di sfidare la legalità.

Nel secondo racconto campeggiano due figure in contrapposizione: l’umanissimo libraio ex partigiano che fu vittima di atroci torture e l’ex fascista che fu l’aguzzino di ieri: oggi due vecchi, alle prese con i problemi e gli acciacchi dell’età. Che resta dunque delle tragedie della storia, a parte il dolore che si scioglie nella morte? Forse l’insegnamento della vittima, che fino alla fine, rinunciando ad ogni vendetta, rivendica la sua diversità morale e arriva a comprendere con il tempo anche le ragioni, sia pure sbagliate, dei nemici di ieri.

Il terzo racconto è la storia di un mite impiegato che paradossalmente, per un eccesso di onestà, viene sospettato di un crimine infamante e, travolto negli ingranaggi di una “giustizia sommariamente ingiusta nella sua sommarietà”, sopporta assurde violenze psicologiche con la pazienza infinita e senza rancore dei buoni. L’unico gesto di umana solidarietà lo troverà in carcere, da parte di un galeotto.

L’ultimo racconto, storia di un’amicizia impossibile eppure così autentica tra un poliziotto e un giovane spacciatore, apre uno squarcio di visuale sul mondo della droga, dove si agitano nel buio spettrali fantasmi di tossicodipendenti e squallide figure di venditori di morte. Ma nel sottobosco di questa giungla c’è anche un uomo come Scarfy, che nel consumo della droga trova quasi una dimensione di libertà e di, quasi, convivialità amichevole non priva di una sua nobiltà e forza di carattere.

I quattro racconti di Marco Vichi rispecchiano dunque la sua visione dura e senza illusioni della realtà, eppure in fondo non priva di speranza nella scintilla di umanità che in qualche modo resta, anche in fondo ai peggiori. E così, anche nell’intreccio tra piccola storia individuale e grande storia del presente e del passato, grandezza e miseria, nobiltà e cinismo compongono il quadro sempre diverso e sempre uguale dell’avventura umana.

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