Di: Sergio Palumbo

Max Schulz è “sempre stato un idealista. Un idealista che preferisce schierarsi accanto ai vincitori”. E “Il nazista e il barbiere” è la sua storia, raccontata da Edgar Hilsenrath, che sicuramente l’avrà farcita di avvenimenti autobiografici. Max Schulz, figlio illegittimo, ma ariano purissimo, di Minna Schulz, donna grassa e decisamente poco propensa alla castità, nasce due minuti e ventidue secondi prima di Itzig Finkelstein, figlio del barbiere ebreo Chaim Finkelstein, proprietario del salone “L’uomo di mondo”. I due sono vicini di casa e cresceranno insieme, condividendo i giochi, la passione per la poesia e l’apprendistato nel salone del padre di Itzig.

L’infanzia di Max è alquanto tormentata: viene regolarmente violentato e frustato dal patrigno fin dall’età di sei mesi e vive in uno scantinato dominato dai topi. Questo senso di oppressione lo porta, come tanti altri tedeschi, a sperare nell’ascesa di chi avrebbe liberato gli oppressi ed offerto loro un futuro migliore: Adolf Hitler. Così, Max Schulz diventerà Max Schulz lo sterminatore. In forza alle SS, Max ucciderà un numero indefinito di ebrei, tanti da perderne il conto. E tra questi, anche il vecchio amico Itzig ed i suoi genitori.

Ma la guerra finisce male e le SS vengono torturate dai russi e dai partigiani. Max riesce a uscire vivo dalla foresta polacca, nonostante le torture e le violenze subite dalla stessa donna che lo protegge da una morte sicura e riesce a portare in salvo il suo piccolo tesoro: un sacco pieno di denti d’oro, provenienti dalle bocche degli ebrei morti.

Tornato in Germania, avviene la metamorfosi: Max Schulz diventa Itzig Finkelstein e diventa ebreo a tutti gli effetti, circoncisione compresa. Itzig, alias Max, mette su una piccola fortuna vendendo i denti d’oro ed investendoli nel mercato nero e nel frattempo studia la storia del suo popolo. Del popolo ebraico. Max si immedesima così tanto da decidere di andare in Palestina a combattere dalla parte dei sionisti. Lì Itzig apre un salone di barbiere (che chiama “L’uomo di mondo”), si sposa con Mira e continua sempre a battersi per la causa ebraica.

Eppure, la metamorfosi non è perfetta: Max Schulz, lo sterminatore, continuerà sempre a scalciare dentro Itzig, ma riuscirà ad uscire da quella prigione?

Lo stile di Hilsenrath è molto crudo, non lascia nulla all’immaginazione, è un vero shock per il lettore che vede trattate con particolare leggerezza vicende drammatiche se non raccapriccianti. Hilsenrath racconta violenze, torture, stermini come se si trattasse di passeggiate o gite al mare. Proprio questo apparente distacco è la vera e propria brutalità del romanzo, che colpisce con un forte pugno allo stomaco il lettore e che costituisce una forte denuncia contro il nazismo e le forme di violenza di ogni tipo.

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