Di: Emiliano Bedini

Spesso un libro di alpinismo, anche quando non è marcatamente rivolto agli specialisti del settore, pretende una certa conoscenza della terminologia tecnica (tiri di corda, traversate, calate in corda doppia, discensori) e trova totale compimento nella descrizione dell’impresa alpinistica in se stessa. L’operazione tentata, e peraltro felicemente riuscita, da Giovanni Capra in “Due cordate per una parete” è invece un po’ diversa: è quella di scrivere un libro di alpinismo su un’impresa ormai datata 45 anni fa, ma ancora pressocchè sconosciuta ai non-adepti, e contemporaneamente di utilizzare questo canovaccio narrativo per tratteggiare uno spaccato dell’Italia al passaggio tra gli anni Cinquanta ed il boom degli anni Sessanta. Procedendo con ordine: l’impresa alpinistica narrata da Capra è quella della prima scalata italiana alla parete Nord dell’Eiger, la parete mito e spauracchio di tutti gli alpinisti europei, 1800 metri verticali dal fascino incommensurabile ma anche teatro di innumerevoli e strazianti tragedie. Capra ripercorre ampiamente la storia di questa parete dispiegandone il mito con le narrazioni di tanti tra drammi e vittoriose ascensioni. A cominciare dal primo successo assoluto dei tedeschi Harrer, Heckmair, Kasparek e Vörg nel 1938, le salite vittoriose si alternano alle tragedie fino a giungere nel 1962 alla prima cordata italiana, anzi, come sottolinea giustamente il titolo, alle prime due cordate italiane, che, riunitesi in modo estemporaneo e casuale durante la scalata, riescono a vincere la temibile parete.

I protagonisti dell’impresa sono Armando Aste, Franco Solina, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano e Romano Perego. L’autore racconta la loro vita, il loro lavoro – uno è fabbro, un altro fuochista, un altro ancora artigiano – la loro dedizione nella pratica alpinistica così come nel duro lavoro volto alla costruzione di un’esistenza dignitosa che lasci la guerra finalmente e definitivamente alle spalle. I mille aneddoti e dettagli – le prime gite in montagna con l’oratorio, i viaggi in terza classe verso la Val d’Aosta o le Dolomiti, le escursioni fallite per un permesso in fabbrica non accordato o un lavoro di trebbiatura protrattosi troppo a lungo – restituiscono un’Italia di contadini, operai, artigiani, semplice e schietta, ma che di lì a qualche anno sarebbe mutata radicalmente ed irreversibilmente.

Insomma, Capra riesce a dimostrare come l’impresa della prima scalata italiana alla parete Nord dell’Eiger è opera di atleti fortissimi sì, però figli della parrocchia, dell’aia, dei campanili dell’Italia contadina ed operaia. Anche se avvolta da questo mantello di “normalità”, l’impresa narrata rimane straordinaria e non perde affatto di fascino e di suspence; le tante foto eccezionali riprodotte dagli archivi privati dei sei scalatori sono lì a testimoniarlo insieme all’avvincente narrazione.

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