Di: Emiliano Bedini

Con questo sesto volume la collana Bloom della casa editrice Neri Pozza si arricchisce ancora una volta di un bel racconto su un interessantissimo tema della società del ventunesimo secolo. Dopo racconti sulla diserzione dei soldati americani nella guerra in Iraq, sulla vita delle adolescenti saudite, stavolta l’argomento focalizzato è la vita nelle periferie, in particolare la banlieue parigina. Le fiamme della rivolta, gli scontri con la gendarmerie, le reciproche provocazioni tra i casseur e l’allora ministro dell’interno Sarkozy hanno campeggiato spesso sulle pagine dei giornali, non solo transalpini. “Cronache dall’asfalto” racconta invece non quei giorni di rivolta, ma la storia quotidiana della banlieue, distillata nei personaggi che vivono in una “torre”, un palazzone di quattordici piani, in un non meglio identificato punto della cintura abitativa che circonda Parigi. C’è la famiglia di spazzini del secondo piano, il vecchio pensionato del primo piano, veterano della torre, che protesta contro la ristrutturazione dell’ascensore, la ragazza del decimo piano che ogni pomeriggio va al cinema a vedere sempre lo stesso film. Storie ordinarie, così consuetudinarie da non meritare spazio in un libro, se a raccontarle non fosse Samuel Benchetrit, giovane autore francese, già regista cinematografico e di teatro, già fotografo, già abitante egli stesso di una delle tante torri della periferia parigina. Infatti, le storie dei suoi immaginari – o forse neanche tanto – condòmini si valorizzano nel racconto fantasioso, ironico, a volte anche smaccatamente grottesco, tuttavia duro e disincantato, che l’autore affida alla banda di ragazzini della torre di cui il suo alter ego – l’io narrante del libro – fa parte; sono poco più che bambini ma cresciuti presto in un contesto in cui i sogni infantili svaniscono presto. La loro visione della realtà già non è più quella fantastica ed incantata del Daniel Picouly de “Il campo di nessuno”, altro racconto autobiografico ambientato nella periferia parigina. Si avvicina piuttosto al film “L’odio” di Mathieu Kassovitz pur mitigandone l’asprezza e la violenza con un taglio ironico e grottesco e con piccoli indizi di grande umanità che lasciano un residuo di speranza alle vite dei personaggi di queste cronache dall’asfalto.

Link: il sito di Neri Pozza Editore – www.neripozza.it