Di: Sergio Palumbo

E’ molto interessante l’esperimento di Francesca Mazzucato di una collana di narrativa dedicata interamente alle donne, dove ogni evento è collocato nella “prospettiva femminile”, in riferimento a valori ed emozioni che appartengono in modo precipuo all’universo delle donne. La storia narrata da Sara Tarantino è infatti una vicenda tutta al femminile, quella di una giovane donna che ha subito un’esperienza terribile nella sua infanzia, tale da condizionare negativamente la sua vita emotiva e vanificare ogni progetto per il futuro. A otto anni, quando tutto ha i colori dell’ingenua fantasia e della speranza, la piccola Sara subisce violenza da parte di un anziano parente. E’ il triste fenomeno della pedofilia, sempre più diffuso nel nostro mondo, dove sembra venuto meno il rispetto per la vita degli altri, anche quando non si uccide il corpo, ma l’anima.

Le paure, i turbamenti, la confusione della psiche infantile per il traumatico evento sono espressi con intensa immedesimazione da parte dell’autrice. La vicenda è raccontata con un continuo scarto temporale tra passato e presente. Non si tratta qui del solito espediente narrativo per attualizzare l’antefatto, ma evidenzia nel modo più icastico gli effetti devastanti della violenza subita, che inibisce alla giovane donna ogni rapporto affettivo, sia col proprio padre che con l’uomo che l’ama sinceramente. Ma affrontare senza timore i propri ricordi, facendone affiorare ogni più doloroso particolare, ha una funzione terapeutica capace di rimarginare le ferite ancora aperte e forse la bambina smarrita e atterrita potrà finalmente lasciare il posto a una donna sicura di sé e dei propri sentimenti, protesa all’avvenire con fiduciosa speranza.

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