Di: Sergio Palumbo

Un serial killer rapisce due fratellini, poi telefona ai familiari disperati chiedendo loro di compiere un’atroce scelta: uno dei due bambini sarà liberato e saranno i genitori a pronunciare il terribile verdetto che per l’altro significherà una morte terribile. Ove la scelta non fosse fatta, i bimbi morirebbero entrambi. Non c’è dubbio che si tratti di uno psicopatico nelle cui passate vicissitudini si nasconde la causa scatenante della follia omicida. L’F.B.I. indaga e il suo più valido esponente, l’ispettore Craig Dabecourt, tornato in servizio dopo uno spaventoso incidente che gli causa inquietanti vuoti di memoria, appare sempre più coinvolto nel caso, finché sia i colleghi che lui stesso concepiranno il sospetto che sia proprio lui il folle uccisore di bambini. Ricercato, in lotta con le sue ombre, si dibatte nella mostruosa tela del killer che gli è più vicino di quanto lui possa immaginare. Quando infine riuscirà a scoprire la verità, all’orrore si sovrapporrà la pietà umana per chi ha subito tante e tali sevizie dal mondo esterno da diventare il mostro che nei suoi delitti ripete e impone la scelta che un giorno qualcuno fece, salvando suo fratello e condannando lui all’inferno.

La vicenda si svolge in un crescendo serrato, in una New York plumbea che pare affogare nella pioggia e nel fango, dai sobborghi desolati dove il killer prepara per le piccole vittime le più raccapriccianti scenografie di morte.

Un thriller costruito con intelligenza e con una coerenza psicologica e umana che lo distingue, ben lontano dal gratuito apparato dell’orrido in cui spesso rischia di scivolare questo genere narrativo. Scritto a quattro mani, ha un impianto narrativo compatto e la sua prosa, lucida e serrata, avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina.

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