Di: Emiliano Bedini

Gli scacchi sono il gioco più violento che esista”. Fabio Stassi deve aver avuto ben presente questa citazione di Garry Kasparov – il famoso scacchista russo a lungo campione del mondo – quando ha messo su carta questa storia di quasi 70 anni fa.

E’ una storia di scacchi, ma soprattutto è la storia di un’amicizia, quella tra i due più forti scacchisti dell’epoca – il cubano Josè Raul Capablanca ed il russo Aleksandr Aljechin – che la competizione, sulle scacchiere così come nei letti delle cortigiane, dissipa fino a far sopraggiungere l’odio. La guerra ci metterà il resto per rendere il solco scavato tra i due una vera e propria ossessione reciproca.

L’autore narra lo sviluppo di questa ossessione dal punto di vista di Capablanca, lo scacchista battuto. Stassi riesce a descrivere magistralmente la psicologia di Capablanca, andando ad alternare il racconto delle sfide scacchistiche con dei flash-back sull’adolescenza del campione cubano: gli insegnamenti di vita del nonno, le fughe da casa per le prime sfide nelle bettole del porto, il primo torneo vinto. Tutto ciò con L’Avana a fare da splendida quinta. Poi la gioventù a New York, il salto verso la notorietà e l’alter-ego Aljechin. Quindi la sconfitta, il contrasto, la giovinezza che tramonta mantenendo vivo un unico obiettivo: l’ossessiva rincorsa all’avversario per la rivincita. “La rivincita di Capablanca” ci sarà ma spetta al lettore scoprire in che modo. D’altra parte questo è il vero colpo di teatro che rende indimenticabile tutta la vicenda ed impreziosisce un libro che, sullo sfondo della sfida scacchistica, ha il merito di raccontare la storia universale della passione di un uomo per l’affermazione del proprio valore e delle proprie idee, in bilico tra vittorie, battute d’arresto, risorgimenti e sconfitte apparentemente definitive.

Infine, curiosità assolutamente da segnalare, l’autore ha scritto “La rivincita di Capablanca” su un treno, o meglio sui treni che servono una linea ferroviaria: Viterbo-Orte-Roma.

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