Di: Sergio Palumbo

Stucky è un ispettore di polizia alle prese con un caso che, a un osservatore superficiale, sembrerebbe accidentale: la morte di un sacerdote trovato cadavere sulla gradinata di una chiesa. Ma l’intuito del poliziotto avverte qualcosa di strano in quella morte. Così parte l’indagine che scava negli angoli bui della vita di un paese, tra una bevuta al bar per cogliere l’ultimo pettegolezzo e una corsa lungo il fiume, tra salutisti anziani e bulli aggressivi da sorvegliare. Una curiosa galleria di tipi strani e originali sfila così davanti al lettore, ciascuno con le stimmate di un suo peccato e la quotidiana penitenza della sua vita, più o meno grigia e senza illusioni. Si tratta per lo più di anziani, di cui il sacerdote defunto conosceva pene e debolezze e cercava, pur senza farsi troppe illusioni, di guarirne i corpi per giungere alle anime. Ma l’anima umana è un’ingarbugliata matassa di cui è difficile trovare il bandolo, anche per un pastore volenteroso e saggio.

L’amarezza della vicenda si stempera nel banale andamento del vivere che l’autore ritrae, nella sua giornaliera routine, con ironico distacco, che non è sprezzante presa di distanza ma bonaria consapevolezza e perfino condivisione, anche di fronte alle più paradossali e, talvolta, crudeli bizzarrie degli esseri umani.

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