Di: Alessandra Staiano

I camorristi hanno donne che li amano, magari perchè non conoscono l’orrore di cui i loro uomini sono capaci. Hanno figli piccoli che crescono lontano dai loro occhi. E’ questa intimità che Arturo Buongiovanni, avvocato di molti pentiti alla sua prima prova narrativa, racconta in “Intendo rispondere” senza cedere mai alla tentazione di una pure possibile mitizzazione delle figure negative. Lo fa ricostruendo, passo dopo passo, la storia di un suo assistito d’eccezione: Ferdinando Cataldo, feroce killer di camorra, uomo di fiducia dello spietato boss di Torre Annunziata Valentino Gionta, accusato anche dell’omicidio di Giancarlo Siani. Ferdinando, che si è conquistato sul campo la stima del clan camorristico più mafioso che ci sia (i Nuvoletta di Marano legati alla cupola siciliana) ammazzando senza scrupoli chiunque gli venisse indicato dai capi, fossero anche suoi amici, decide di collaborare con la giustizia proprio dopo essere stato accusato ingiustamente della morte del giornalista napoletano.

La sua scelta è accompagnata dal rapporto con il commissario Auricchio, poliziotto d’altri tempi, segugio dal formidabile intuito investigativo che conosce Torre e i suoi criminali come nessun altro e riesce a cogliere qualsiasi moto dell’animo dei delinquenti e non solo. La scelta di Ferdinando si incrocia e si alimenta con il rapporto tra lui e D’Alterio, noto pm della Dda napoletana qui descritto all’inizio della sua carriera di magistrato coraggioso.

Seguendo i motivi e le evoluzioni della scelta di Ferdinando, il lettore conoscerà meccanismi e modalità della legge e della camorra, respirerà l’atmosfera delle carceri italiane, guarderà da vicino un personaggio di grosso calibro criminale e umano. Ritmi narrativi serrati danno a questa storia vera la forma di un avvincente romanzo criminale, grazie alla naturalezza con cui l’autore riesce a mescolare cruente scene di sangue a riflessioni intimiste, a dipingere con pochi tratti l’essenza di uomini, al di là della parte cui appartengono, sia quella del bene o del male. Queste doti di Buongiovanni hanno meravigliato il giornalista Gianluigi Di Stefano che, dopo aver cercato il suo aiuto per raccontare la camorra da un’angolatura nuova e avegli proposto un’opera a quattro mani, come racconta lui stesso nella postfazione, ha preferito lasciare tutta la scena a una nuova voce della narrativa italiana. Il romanzo-verità che ne è uscito, con la sua forza dirompente, dà merito a questo passo indietro.   

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