Di: Alessandra Staiano

Dove abita la mia anima? Chi abita nel mio corpo? E’ da questa domanda – lo stesso interrogativo posto in due modi diversi – che parte Alina Reyes, scrittrice francese nota al grande pubblico per essere l’autrice del “Macellaio”, in “Corpo di donna”. Domanda massimamente esistenziale, alla base di mille e più pagine dei filosofi di ogni tempo e luogo. Ma il testo della Reyes è tutt’altro che un trattato di filosofia, piuttosto è un racconto esperienziale nel senso più pieno del termine. L’autrice si mette in ascolto del corpo suo e degli altri che ha incontrato nella vita. Quei corpi li fa parlare, sognare, muovere tra immagini spesso surreali, attraverso tante loro parti: il sangue, le unghie, la fronte, le natiche, gli organi genitali.

I capitoli, brevi e diretti, scorrono veloci come le riflessioni in un libro che si legge tutto d’un fiato. Mai scontata o banale, Alina Reyes conferma la sua natura anticonformista, il che non significa affatto voler cercare la provocazione ad ogni costo. Anzi.

Alina Reyes rifugge con determinazione le strette definizioni di chi vuole sapere se la sua letteratura sia erotica oppure pornografica. Tentativo di cui lei si fa beffe, con una bella dose di ironia, mentre con chiarezza stigmatizza la normalizzazione che la società vorrebbe del piacere e dei piaceri del corpo, anche in un Paese come la Francia desideroso di apparire più aperto di quello che è. Interessanti molti pensieri, testo sospeso tra la tenerezza e la sensualità, il monito che “Corpo di Donna” lascia ai lettori sta nell’incipit scelto dall’autrice: “Amare i corpi… amare la vita”.

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