Di: Sergio Palumbo

“La regina dei castelli di carta” è l’ultimo volume della trilogia “Millennium”, purtroppo conclusa per la prematura morte dell’autore, Stieg Larsson, che forse avrebbe potuto ancora porre al centro di altre vicende i personaggi da lui creati. Da essi ci si congeda con rammarico, come sempre avviene quando i protagonisti di un romanzo diventano per il lettore figure familiari la cui potente individualità è capace di suscitare emozioni e affetti, come tutte le creature nate vive e palpitanti dall’afflato creatore degli scrittori autentici, le cui opere sono destinate a durare nel tempo.

Tali sono in particolare i due principali protagonisti della saga. Mikael Blomkvist è il giornalista affascinante e battagliero, ideatore del periodico Millennium che combatte la corruzione in ogni sua forma, all’interno di una società tanto evoluta quanto spesso corrosa dalla sete di denaro e di potere. Ma la vera novità è la figura femminile, l’originale personaggio di Lisbeth Salander, la ragazza poco più che adolescente che dovrebbe essere la vittima predestinata, finita nelle maglie di una temibile organizzazione che opera all’interno di servizi segreti deviati. Ma la giovane si rivelerà una formidabile combattente, che supplisce con la superiorità della mente e una volontà implacabile alla fragilità fisica, tanto da risultare alla fine vincente. Non a caso l’autore richiama qua e là, all’interno del romanzo, le notizie attinenti alle mitiche Amazzoni, le donne guerriere dell’antichità- Accanto ai due protagonisti, tutto un mondo caratterizzato da una libertà di costumi che forse al primo impatto può sconcertare, ma che poi finisce con l’assumere in molti casi il positivo significato di un’assenza di ipocrisia e falso perbenismo cui fa da contraltare, in Svezia come altrove, la costrizione violenta e il moralismo interessato, spesso complici delle prevaricazioni del potere.

Insomma, una storia che si legge d’un fiato, malgrado la mole del romanzo, perché, una volta iniziata la lettura, è impossibile allontanarsene prima della conclusione.

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