Di: Alessandra Staiano

La stupidata di una sera, madornale e irreparabile stupidata, stravolge la vita di Sandro – Sandrone o ‘vecc’ per il suo amico del cuore, il congolese e fascinoso Joyce. Nel 2003: sposato, una figlia che adora, una favolosa Bentley. Nel 2004: separato, una Mini ribattezzata “Apetta Blu” dalla sua bambina che riesce a vedere pochissimo, coinquilino di due camerunesi.

African Inferno racconta questa trasformazione grazie allo sguardo leggero, ironico e mai conciliante di Piersandro Pallavicini. Ma soprattutto narra l’immigrazione normale, quella di ragazzi venuti dal “continente nero” in Italia per studiare. E che poi si sono laureati, hanno un lavoro e non dovrebbero avere problemi di integrazione. Eppure i pregiudizi sono dietro l’angolo: sia quelli degli occidentali sugli africani, sia i loro su noi italiani. Sullo sfondo la Pavia adagiata sul Ticino, sonnacchiosa provincia italiana.

Nel continuo rimando tra il primo e il dopo, scandito nei trenta capitoli, Sandro Farina racconta la storia sua e quella della sua famiglia vecchia e nuova: dell’ex moglie Marisa e degli amici di sempre Joyce e Alberico, dei nuovi coinquilini Richard e Modestin. Punteggiato dalle descrizioni di cene in ristoranti di lusso, per cui il protagonista scrive recensioni sulla rivista Food and city, ricevendone innanzitutto il conto pagato per quelle delizie, e la cronaca italiana di quei due anni che arriva dagli schermi della tv, African Inferno scorre veloce in un intreccio che non annoia mai. Proponendo una completa messa in discussione per chi magari proclama a voce alta la necessità dell’integrazione ed ha un po’ di spocchia nel guardare Sandro, rilanciando le domanda urlate a un certo punto dal protagonista: “Dimmelo un po’: quanti negri hai abbracciato sperando che non se ne andassero più via? E a quanti hai detto di sparire dalla tua vita? Dimmelo: quanti negri hai sulla tua lista dei regali di Natale? Quanti negri odi con tutto il cuore? Di quanti negri sai la taglia dei pantaloni o delle scarpe o anche solo delle camicie?”.

Lettura altamente consigliata in tempi come i nostri.

Link: il sito di Feltrinelli Editore – www.feltrinelli.it