Di: Sergio Palumbo

L’autore Eliott Parker, per il suo primo romanzo giallo, ha inventato una simpatica investigatrice in gonnella, Penelope Guzman, che col suo intuito psicologico e il suo fascino femminile riesce a sbrogliare un caso che la poliza aveva sommariamente archiviato.

Penelope riceve la confessione di un tale che si autoaccusa di un efferato delitto per il quale è stato arrestato un altro uomo. Rimorso, desiderio di scagionare una persona cara? Ma l’investigatrice col suo infallibile fiuto psicologico si rende conto che, in realtà, colui che si presenta come reo confesso è innocente. Da questo intrigante dilemma si articola una vicenda ben congegnata, in cui la protagonista è coinvolta in un susseguirsi di colpi di scena fino allo scontro finale con un pericoloso omicida.

Molto piacevoli e in stretta controtendenza rispetto a certo “noir” contemporaneo sono le atmosfere un po’ ovattate, di interni eleganti e di musiche soffuse, che incorniciano ed accompagnano l’azione della detective, che non dimentica mai di essere una bella donna che ama le cose belle, anche quando affronta crudeli realtà di stridente durezza.

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