Di: Sergio Palumbo

Una figura di donna sfuggente e misteriosa, intorno alla cui scomparsa ruotano loschi interessi e ambigue passioni, è al centro di un “noir” intenso e dal ritmo incalzante, firmato da un collaudato autore del genere quale è Franco Limardi.

La vicenda, ambientata a Roma e nella sua provincia, tocca il mondo delle istituzioni e della politica coi suoi retroscena di corruzione e di degrado morale, in cui la mala pianta della delinquenza mafiosa può liberamente prosperare, distruggendo ogni vincolo affettivo e ogni desiderio di giustizia.

Originale e di grande impatto emotivo risulta il confronto-scontro tra i due protagonisti: il vecchio commissario quasi pensionato che crede ancora nella bontà della sua funzione contro il crimine, tanto da lasciarci la pelle (mentre il giovane collega rampante e colluso con la delinquenza sembra riscuotere ogni plauso) e l’ex-detenuto, che sconta un attimo di follia salvando, anch’egli a costo della sua vita, una giovane donna così simile a quella che aveva tentato di uccidere.

Lo spessore narrativo del romanzo, che nel susseguirsi frenetico dell’azione scandaglia il groviglio delle spinte emozionali che condizionalo l’agire dei personaggi, coinvolge il lettore e non gli dà respiro fino all’ultima pagina.

L’elemento suggestivo, che giustifica il titolo, è la coltre di gelo che incombe sulla città e condiziona in certo modo azioni e pensieri, non solo dato atmosferico ma soprattutto freddo dell’anima, biancore di neve che non è più purezza quando si mischia al fango che sembra infine sopraffare ogni possibilità di riscatto e di speranza.

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