Di: Sergio Palumbo

Lorenzo è figlio di Leandro e padre di Sylvia: tre vite di tre generazioni differenti, che scorrono con un filo invisibile che le accomuna, al di là dei vincoli di sangue e degli affetti familiari: è l’abilità di riuscire ad affrontare le sconfitte con dignità e con la volontà di guardare avanti, rialzarsi dal fondo e ricominciare. Lorenzo ha perso lavoro, capelli, moglie, ma ha ancora la voglia di ricostruirsi una vita, tra lavori precari e un amore per una donna ecuadoriana, nonostante il rimorso e la paura di essere arrestato per aver ucciso il suo ex socio d’affari. Leandro, insegnante di pianoforte in pensione, frustrato dalla mancanza di quel talento che ne avrebbe potuto fare un grande concertista, perde la testa per una prostituta nigeriana per la quale sperpererà decine di migliaia di euro, ipotecando la casa, mentre sua moglie Aurora è in fin di vita per un cancro incurabile. Sylvia si innamora di Arìel, calciatore argentino ingaggiato da una squadra madrilena, vivendo una favola che finirà alla fine della stagione calcistica, quando Arìel sarà ceduto ad una squadra inglese.

Madrid fa da sfondo alle vicende dei protagonisti e Trueba le narra cambiando prospettiva ciclicamente, offrendoci i punti di vista di Lorenzo, di Sylvia, di Leandro e di Arìel, descrivendone le emozioni, i sentimenti, rendendoci partecipi dei loro pensieri, dei loro dolori, delle loro gioie, delle loro paure, dei loro propositi.

La svagata allegria dei “Quattro amici” protagonisti del più famoso libro di Trueba, che ne ha consacrato il successo anche in Italia, è lontana: “Saper perdere” lascia un retrogusto amaro, anche se tutte le pagine sono pervase dalla speranza e dalla volontà di rivincita nei confronti della vita. Lo stile è decisamente più maturo e l’intreccio è in grado di intrigare il lettore, anche grazie ai continui cambi di prospettiva e flashback. Affascina il modo in cui i dialoghi sono immersi nella narrazione rendendola piacevole, scorrevole e nel contempo avvincente. Senza dubbio, “Saper perdere” è il miglior libro di David Trueba.

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