Di: Sergio Palumbo

Sono passati più di trent’anni dalla pubblicazione del celebre “Bar Sport”, più di venti da “Il bar sotto il mare”, più di dieci da “Bar Sport Duemila” ed il bar (o meglio uno di quelli con l’insegna lunghissima con tanti termini inglesi come wine bar fast food take-away lounge etc.), resta una delle ambientazioni più care a Stefano Benni. Ma per questi luoghi fantastici, dove si possono incontrare tanti personaggi più o meno originali, sono tempi duri: nel periodo delle speculazioni edilizie, dei grandi centri commerciali, del consumismo esasperato, il bosco del paesino di Montelfo ed il Bar Sport in piazza sono terribilmente a rischio. Soprattutto se il sindaco del paesino è un cerchiobottista bipartisan, emblema dell’inettitudine di tanti amministratori locali che hanno consentito lo scempio di luoghi incantevoli del nostro paese nel nome di un progresso e di un benessere economico e sociale rimasto, troppo spesso, solo un miraggio.

La verve ironica, sarcastica, satirica e talvolta cinica del miglior Benni pervadono le pagine del libro, soprattutto nelle descrizioni dei personaggi che gravitano intorno al Bar Sport, delle loro abitudini, dei loro pregi e dei loro difetti: una carrellata di caricature, macchiette, talvolta fenomeni da baraccone, ma tutti dotati di una sconfinata dose di umanità, genuinità e schiettezza, nel bene e nel male.

La storia di Montelfo e del suo Bar Sport viene narrata da Benni attraverso un collage di racconti di fatti e di personaggi che si muovono sullo sfondo comune di questo immaginario paesino e la grande abilità narrativa di Benni si sviscera proprio nel riuscire a comporre magicamente i pezzi del puzzle e ad incardinarli nella trama in un modo così surreale (alla Benni, insomma!) da sembrare autentica.

Oltre alla tematica del bar ed alla nostalgia per i bar di una volta, nel libro c’è spazio per altre tematiche care a Benni: l’ecologia, prima di tutto, ma anche una feroce critica alle speculazioni di ogni tipo (ed in particolar modo edilizie e finanziarie) ed al colpevole se non corrotto silenzio dei politici, locali e non e c’è spazio anche per un bellissimo inno alla libertà (il racconto del pozzo). Ma, soprattutto, in tutto il libro è celebrata la forza della genuinità degli abitanti dell’emblematico paesino di Montelfo che, uniti, riusciranno a superare momenti difficili, carestie, diluvi, perché “abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa”.

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