Di: Sergio Palumbo

Ritorna l’avvocato Guido Guerrieri, che stavolta si trova ad improvvisarsi, suo malgrado, investigatore, per scoprire qualche nuova pista nelle indagini sulla scomparsa di una giovane ragazza prima che il caso venga archiviato. L’avvincente indagine, che vede il protagonista cimentarsi in questo ruolo per lui decisamente atipico, è intervallata, nella narrazione, dai pensieri e dai ricordi di Guerrieri, che nostalgicamente ricorderà momenti, oggetti, persone, sapori, canzoni, profumi e situazioni. La trama è avvincente e Carofiglio è bravo ad appassionare il lettore con un mistero che lo stesso Guerrieri risolverà in modo arguto quanto semplice e forse proprio per questo ancor più convincente.

Scorrevole e gradevole nella sua semplicità, in questo libro non si trovano gesta sensazionali, eroi, donne fatali o superuomini: i personaggi sono persone comuni, con i loro pregi ed i loro difetti e se ne avverte chiaramente, nel bene e nel male, una particolarmente realistica umanità. Lo stesso Guerrieri colpisce per la sua lealtà e la sua onestà intellettuale, ma anche per il suo cedere alle debolezze, per i suoi dubbi come per i suoi principi.

I riferimenti letterari a Poe e a Conan Doyle sono chiaramente dichiarati dallo stesso autore tramite l’io narrante Guerrieri. Una delle più grandi doti di Carofiglio è quella di riuscire a scrivere romanzi gialli appassionanti senza alcuna necessità di ricorrere ad un genere hard boiled troppo inflazionato, spesso utilizzato come scorciatoia da tanti autori.

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