Di: Sergio Palumbo

Quarantacinque pillole di sicilianità in un comodo formato tascabile, 188 pagine dal fragrante profumo di arance, cassate, cannoli e granite. Pippo Russo ci porta nei meandri più o meno reconditi del dialetto siciliano e ci spiega il significato e, soprattutto, lo spirito, di parole e modi di dire. Russo è particolarmente bravo a rimarcare le incomprensioni che si vengono a creare quando un siciliano ha per interlocutore un “continentale”: le parole e le locuzioni del dialetto siciliano sono spesso intraducibili e, quando pur lo sembrano, il significato di una traduzione letterale può essere completamente diverso se non opposto. Così accade per parole come “canzìati” o “accùra”, ma anche per modi di dire come “non ho motivo per ringraziarla”, ma anche per modi di essere, come il facciòlu, o il lagnùsu o di essere giudicato, come “scèccu” o “signor Lei”. Per non parlare delle incomprensioni che si possono avere in un bar, con l’accezione tutta siciliana del “duci” o per la richiesta di uno “scioppetto” al di fuori dell’isola da parte di un siciliano che difficilmente sarà compresa dal barista continentale. 

Inizialmente pubblicate per l’edizione siciliana del quotidiano la Repubblica nella rubrica “Sicilianismi”, le pillole di sicilianità sono state raccolte in questo volumetto dalla simpatica copertina che riprende la grafica della scatola dell’aspirina, promettendo “una buona dose di dialetto e ironia quanto basta, per incuriosirsi e divertirsi ogni dì”. L’effetto della “vitamina S” è garantito: la continua sorpresa per questo dialetto multicolore e la sagace penna di Pippo Russo regalano più di un sorriso. Gustarsi questo affascinante viaggio nella lingua di questa meravigliosa isola è davvero un piccolo piacere della vita che ci fa “arricrìare”.  

Link: il sito di Dario Flaccovio Editore – www.darioflaccovio.it