Di: Sergio Palumbo

Montalbano indaga su alcuni furti anomali, realizzati con una tecnica particolarmente ingegnosa che non sembra riconducibile alla delinquenza locale. Nel corso di tali indagini si imbatte in una donna di particolare fascino, che scombussola l’esistenza del commissario. Livia, l’eterna fidanzata, da poco se ne è tornata a Boccadasse e la solitudine è cattiva consigliera per un uomo non più giovane, per il quale gioventù e bellezza sono sirene dal richiamo tanto più irresistibile quanto più appaiono lontane e irraggiungibili. Ma la giovane donna non solo è bellissima, ha un altro motivo di seduzione: si chiama Angelica. Quel nome ha il profumo dei più  vaghi sogni adolescenziali quando la fantasia, cullata dalla musica delle ottave ariostesche, ricreava quell’eterno femminino che aveva reso folle Orlando: la creatura sensuale ed eterea, così vera ed al tempo stesso evanescente come i sogni che all’alba si cancellano. Il commissario avverte confusamente che lui è parte rilevante nella lotta ingaggiata contro un avverario misterioso, che lo sfida a scoprire il senso e la matrice dei fatti delittuosi che si susseguono in modo apparentemente scollegato. E’ complice o vittima la bella Angelica? Montalbano lotta per salvarla o per assicurarla alla giustizia? Come può ritrovare la necessaria obiettività di giudizio quando le è vicino?

Non c’è romanzo di Camilleri che non sia profondamente intriso di sicilianità e anche questo, che sempre a volte spaziare in quel mondo cavalleresco caro alle corti estensi, in fondo ci riporta alla sicilianissima saga tante volte riprodotta dai pupari siciliani, che cantano da tempi remoti le gesta dei paladini e l’amorosa follia di Orlando. C’è poi sempre quel commissariato in cui l’umanità di Montalbano, con le sue debolezze, paure, tentennamenti, si salda con quella degli uomini che più gli sono vicini con la loro comprensione affettuosa e che sono la sua vera famiglia. Con i loro tic divertenti o irritanti, con la realistica quotidianità dei loro comportamenti sono ormai familiari presenze anche per i lettori, che a loro si sono affezionati come a dei simpatici amici capaci di regalarci momenti di sana allegria pur nel contesto della perenne lotta contro il male e in quello, spesso ugualmente agitato, della nostra esistenza reale.

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