Di: Sergio Palumbo

I libri dedicati ai Beatles sono innumerevoli e tanti ne sono stati dedicati a George Harrison, ma nessun libro, finora, aveva investigato così nel profondo il viaggio spirituale del chitarrista dei Fab Four. Aveva appena ventun anni quando George rimase folgorato da Ravi Shankar e dal suono del sitar. Shankar, oltre ad insegnargli il sitar, gli fece scoprire un mondo per lui completamente nuovo: la religione indiana. Fu così che questo ragazzo, cresciuto in una famiglia di operai, dopo aver raggiunto una fama mondiale prima inimmaginabile, venduto milioni di dischi, suonato dal vivo per migliaia di persone ed esser diventato ricco e famoso, intraprese questo viaggio che ne mutò profondamente la vita. La meditazione induista, il canto dei nomi sacri, la pratica dello yoga, la ricerca spirituale diventarono per George tanto importanti da fondersi con il proprio percorso musicale, riuscendo così a diffondere efficacemente nel mondo il messaggio di pace ed amore della religione indiana. Le nuove sonorità pervasero gli ultimi album dei Beatles ed i testi, sempre più profondi, resero ancor più unica la produzione dei Fab Four. Era iniziata la ricerca di una maggiore consapevolezza di sé che avrebbe consentito a George di intraprendere quella che molti ritengono la migliore tra le carriere solistiche degli ex Beatles, della quale il triplo album “All things must pass” e la grandiosa iniziativa del concerto per il Bangladesh furono solo l’inizio, continuando poi con i dischi della Dark Horse e passando per l’irripetibile esperienza dei Traveling Wilburys.

La passione per la religione indiana è stata liquidata, da diversi biografi, quasi come un capriccio di Harrison e, in generale, è stata vista come un mero sfondo della sua carriera di musicista. Invece, l’autore Joshua M. Greene, probabilmente perché, come Harrison, fu un allievo dello Swami Prabhupada, affronta seriamente il culto di Krishna praticato da George e ne analizza il profondo impatto sulla sua vita e sulla sua musica. Nel libro viene dato, infatti, ampio spazio alle discussioni filosofiche e spirituali che Harrison ebbe con Prabhupada e altri guru e devoti. Questa prospettiva, in precedenza poco o quasi per niente esplorata, consente di comprendere molto meglio la musica e la vita di George Harrison e rende questo libro qualcosa di davvero unico nel panorama della letteratura dedicata ai Beatles.

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