Di: Sergio Palumbo

Vivere fino in fondo le proprie esperienze può essere distruttivo per una donna, quando la frustrazione che nasce da un fallimentare rapporto amoroso la rende aliena a se stessa e agli altri. Spersonalizzarsi, diventare invisibili, perdere ogni contatto con il proprio io dolente e col mondo che l’ha ferito sembrano allora l’unico modo per eludere la sofferenza e vendicarsi della vita. Ma questa vita, giostra sapiente che porta più in alto i punti di vista e rende cangianti le prospettive, riesce ad averla vinta e a ricomporre i suoni, i colori e i pezzi dispersi dell’anima. Altre mani possono dare calore, altri occhi vederci finalmente per ciò che siamo ed amarci così come siamo. Bisogna avere il coraggio di non sottrarsi allo sguardo degli altri e saper guardare a nostra volta, con abbandono e semplicità, perché la realtà è in fondo semplice e chiara come gli occhi di un bambino, dove l’assoluta bellezza, invano cercata, si fa carne e sangue, principio e ragione di vita.

Questo viaggio interiore alla ricerca delle ragioni e delle soluzioni, con il filo conduttore di una sensibilità estrema, è espresso da Giuditta Russo con un linguaggio intenso e visionario, personalissimo e coinvolgente. Vicende che sarebbero banali diventano avventure irripetibili dello spirito, momenti di scoperta e di autocoscienza che illuminano il percorso dell’anima che faticosamente trova la sua via. Un piccolo libro da tenere a portata di mano, per poterlo rileggere nei momenti in cui quella strada rischiamo di smarrirla.

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