Di: Sergio Palumbo

“La Regina di Pomerania e altre storie di Vigata” è una raccolta di otto racconti in cui ancora una volta Vigata non è solo il paradigma di una terra che conserva nel tempo connotazioni inconfondibili che sono la cifra di una inalterabile sicilianità, ma diventa palcoscenico del mondo in cui ambiguo protagonista è il caso, che con la sua feroce ironia determina i paradossi comici e amari di cui spesso la quotidianità è dispensiera. Così l’amorosa tragedia di Giulietta e Romeo scende dai cieli poetici di Shakespeare alla farsa sgangherata del tirapiedi che, avendo dell’eterno femminino un concetto a sua dimensione, manda “a schifio” il grande amore. Viceversa, una “epidemia” di lettere anonime che coi suoi veleni scompiglia famiglie e reputazioni può, in qualche caso, rafforzare amore e rispetto.

L’imprevedibile banalità del male e l’altrettanto imprevedibile alternativa di un bene che nasce inaspettato da cause contrarie è la cifra costante, il razzo finale che suggella ogni racconto.

Il vecchio asino odiato perché si chiama Mussolini diventa una benedizione per la famigliola le cui sorti girano intorno a un paio di scarpe nuove conservate come un talismano. Viceversa, l’eleganza raffinata e il fascino dell’esotico possono abbindolare senza difficoltà chi troppo punta sull’apparire per preoccuparsi della sostanza. Camilleri si diverte a stupire il lettore scardinando certezze, capovolgendo situazioni, strappando maschere, ridendo di ripicche e puntigli spacciati per punti d’onore. La sua verve ironica ha a specchio quel suo caratteristico linguaggio che, con la sua divertente patina di sicilianità, è diventato ormai familiare in tutto il Paese.

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