Di: Sergio Palumbo

Quando si pensa ad Andrea Camilleri, si pensa alla sua principale attività di contastorie,come lui stesso si definisce. I romanzi che lo hanno reso celebre, su tutti quelli che vedono protagonista il commissario di Vigata, Salvo Montalbano, hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e si piazzano, appena usciti,  puntualmente ai primi posti delle classifiche di vendita dei libri. Ma nella sua lunga e fertile attività, Camilleri si è anche trovato ad intervenire, attraverso articoli, lectio doctoralis o prefazioni di libri, su aspetti non propriamente letterari. Da qui nasce la meritoria idea dell’editore Chiarelettere di  raccogliere in un’antologia questi scritti e questi discorsi, andando così a riunire in un unico volume testi che, scritti in occasioni diverse ed in periodi diversi, consentono al lettore di conoscere il pensiero del più prolifico romanziere italiano contemporaneo su diversi aspetti della cultura, della società ed anche della politica.

L’organizzazione del volume non è banalmente cronologica, ma suddivide i testi in sezioni che spaziano dall’autobiografia alla ricostruzione storica, dalla narrativa alla riflessione saggistica. E, per mettere le “mani avanti”, il volume si apre con l’elenco dei perché con la cultura si mangia, letto da Luca Zingaretti durante la trasmissione Vieni via con me del 22 novembre 2010, in risposta alle frasi di un ex ministro e con il testo, breve ed illuminante, “Perché scrivo”, pubblicato su la Repubblica il 4 gennaio 2011 (“Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale”).

Nella sezione autobiografica (Vigata e dintorni) è possibile trovare sapidi aneddoti (come quello del preside in “Lo sputo di Empedocle”) e un vero e proprio inno d’amore al cinema, mentre è di grandissimo interesse la ricostruzione storica sul separatismo siciliano e sulla figura di Antonio Canepa, quest’ultima organizzata in forma di racconto, alternando parti in italiano con brani nell’irresistibile dialetto siciliano usato da Camilleri nella maggior parte dei suoi romanzi. L’analisi letteraria non può fare a meno di toccare il personaggio di Salvo Montalbano, che addirittura, in un gustoso quanto inquietante articolo apparso su Micromega nel maggio del 2001, arrivava a dimettersi, perché le recenti leggi non gli consentivano di arrestare più nessuno.

Come gli amici ed i maestri sono centrali nella vita, così è parimenti centrale (anche come collocazione fisica) la sezione ad essi dedicati nel volume. In questa, tra gli altri, spiccano i testi in cui Camilleri racconta dell’amicizia con Leonardo Sciascia e dell’incontro mancato con Antonino Caponnetto ed è di grande rilevanza la lectio doctoralis sulla critica di Gramsci alle opere di Luigi Pirandello.

Non mancano i “cattivi pensieri”, tra i quali risalta il testo dal titolo “Cos’è un italiano?”, pubblicato dalla rivista Limes il 24 febbraio 2009 e successivamente tradotto e diventato un libro in Germania e in Francia, che descrive in modo esemplare le molteplici contraddizioni insite negli italiani, quasi come un corredo genetico. Al riguardo, Camilleri adopera il chiarificatore esempio delle particelle di Majorana che elaborò l’ipotesi secondo la quale “il partner di antimateria di alcuni particelle siano loro stesse”. Nella sezione “La corda pazza e la corda civile”, titolo preso in prestito da Pirandello, tra gli altri, sono da segnalare il testo sullo stato di salute della lingua italiana, sempre più colonizzata da termini inglesi e che assume un ruolo sempre più secondario nel panorama europeo, e “Sulle due culture”, nel quale Camilleri propone una interessante riflessione sul dualismo tra cultura umanistica e cultura scientifica. Chiude il volume una sezione che raccoglie il pensiero, anche politico, di Camilleri “in forma di racconto”, concludendo con le sagaci favole politicamente scorrette, che vedono come protagonista un non meglio identificato “Cavaliere”.

Link: il sito di Chiarelettere – www.chiarelettere.it


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