Di: Alessandra Staiano

Una carica di esplosiva e potente energia vitale. Pietra Montecorvino domina il palco con il suo “Malamusik”, viaggio nella carnalità della musica napoletana ed evento clou dello Stabia Teatro Festival, la bella e interessante rassegna curata dal direttore artistico Luca Nasuto e i cui prossimi appuntamenti andranno in scena alla Reggia di Quisisana. Sul palco del Supercinema di Castellammare di Stabia, dove lo spettacolo è stato messo in scena nella serata dell’11 ottobre 2013, è lei la protagonista assoluta. Accompagnata soltanto da due “archi”- suonati magistralmente da Daniele Brenca al contrabbasso e Erasmo Petringa che si alterna al violoncello e all’oud- per Pietra Montecorvino non c’è bisogno di percussioni.  Perché il ritmo sta tutto in lei: nella sua voce potente, roca, graffiante, impossibile da confondere con quella di qualsiasi altra.
Il miracolo di Pietra Montecorvino sta tutto nel fatto che proprio con quella voce lì lei è capace di interpretare anche le canzoni più classiche del repertorio napoletano come nessuno ha fatto mai, toccando corde inaspettate e sorprendenti. E così ‘O surdato ‘nnamurato (c’è una canzone più tradizionale di quella, tanto è nota per quel refrain «Oi vita, oi vita mia» cantato a squarciagola in ogni angolo del mondo?) diventa una poesia: recitata, in modo intimo e intenso. Semplicemente struggente.
Il miracolo della sua originale e intensa interpretazione sta anche nel riportare alla sua verace origine popolari canzoni davanti alle quali il pubblico più tradizionale o “alto” tende a storcere il naso. E’ il caso di «‘O latitante», canzone neomelodica di Tommy Riccio che interpretata della Montecorvino perde il tratto olografico, da esaltazione dei valori di cui è impregnata la camorra, e diventa una sorta di versione moderna delle canzoni degli emigranti che, loro malgrado così come i latitanti, sono lontani dalla loro terra. Terra di Sud, strappata al suo popolo oltre un secolo fa e difesa dai «Briganti», dipinti nel brano di Eugenio Bennato, che Montecorvino dal palco dedica a tutte le terre del Sud “così forte, così verace, così onesta”, come appare lei, che si dichiara “orgogliosa di essere nata al Sud”. Non sarà un caso se viene intermezzata con «Lacrime napulitane».
Il concerto mescola sapientemente brani del repertorio classico, popolare, persino neomelodico, con i brani dell’artista. Pietra Montecorvino è divertentemente provocante in «Senorita», irresistibilmente sensuale in «Indifferentemente», gioiosamente scanzonata in «Comme facette mammeta», intimamente commossa in «Tutto cambia» omaggio a   Mercedes Sosa, intensissima in «Tu sì na cosa grande» lì dove la sua voce potente e graffiante diventa quella straziante di un’amante ferita. Il brano dove emerge tutta la sua carnalità, visceralità e femminilità è «Nun te scurdà»: sembra che Raiz degli Almamegretta lo abbia scritto proprio pensando a lei. Un’artista capace di reinterpretare in modo del tutto originale anche sè stessa: lo fa con «Sud», il brano che vent’anni fa la rese nota al grande pubblico, abbandona il blues, diventa un canto elegante e la sua voce potente si appoggia sulla delicatezza dei due archi regalando un’interpretazione indimenticabile.