Di: Sergio Palumbo

Consigliare il miglior momento per l’acquisto dei biglietti aerei per pagarli di meno, individuare tempestivamente i focolai dell’influenza, identificare le caratteristiche fisiche del posteriore del guidatore per riconoscere il proprietario di un’automobile, evitando che un potenziale ladro possa rubarla: sono solo alcune delle applicazioni già realizzate basate sui big data. Eppure, nonostante inizino sempre più ad entrare prepotentemente nelle vite di tutti noi, i big data sono ignoti ai più, spesso perfino a chi li ha a disposizione e non sa come valorizzarli o magari neanche immagina che possano avere un valore.

Le tecnologie attualmente a disposizione consentono di raccogliere una mole pressoché sconfinata di dati, di memorizzarla a bassissimo costo e di elaborare praticamente tutti i dati a disposizione, semmai incrociandoli con altri dati provenienti da altre fonti ed estrarre nuova conoscenza e, quindi, nuovo valore. Elaborando i big data si possono ricavare informazioni preziose circa le correlazioni esistenti tra i dati e sviluppare modelli previsionali dalle ottime capacità predittive. Sarà possibile scoprire cosa accade, anche senza necessariamente conoscerne il perché. Ma questo, spesso, basta e avanza ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Google è un tipico esempio di azienda che è stata in grado non solo di raccogliere una vastissima mole di dati (ad esempio le query digitate nel motore di ricerca, le pagine web visitate, i testi di milioni di libri, le foto delle strade, le mappe, etc.) ma anche di utilizzarla proficuamente per diverse applicazioni (il riconoscitore vocale, il correttore ortografico, il traduttore automatico o la correzione automatica delle query digitate male, solo per citare alcuni esempi).

I big data stanno cambiando il nostro modo di approcciarci alla raccolta ed all’elaborazione delle informazioni e stanno già producendo un notevole valore sia per chi li detiene che per chi sa come utilizzarli, ma anche per chi fruisce delle loro applicazioni, ma nascondono una serie di rischi che devono essere oggetto di una governance attenta ed illuminata. Uno dei rischi più noti riguarda senz’altro la privacy, ma non è certo l’unico e le soluzioni sono spesso ancora da mettere in campo, se non addirittura ancora da studiare.

Nel loro saggio edito da Garzanti, Viktor Mayer-Schonberger e Kenneth Cukier esaminano nel dettaglio il mondo dei big data, senza scendere nei particolari tecnici, ma illustrando le innovazioni apportate dai big data e le loro molteplici potenzialità, presentando plurimi esempi di applicazione ed identificando gli attori in gioco nella catena del valore che si viene a delineare con queste nuove tecnologie. Oltre ad una precisa disamina dei rischi connessi ai big data, gli autori propongono puntuali soluzioni per il controllo dei big data, che consentano, a chi è in grado di farlo, di estrarne il massimo valore, nel contempo garantendone un utilizzo responsabile e rispettoso dei diritti della persona e della società.

Link: il sito di Garzanti Libri – www.garzantilibri.it


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