Da Mercoledì 5 novembre ore 21.00

SERENA AUTIERI

La Sciantosa

Ho scelto un nome eccentrico

Scritto da VINCENZO INCENZO

Regia di GINO LANDI

Direzione e Pianoforte ALBERTO PIZZO

Lighting design VALERIO TIBERI

Costumi MONICA CELESTE

Danza ALESSANDRO URSO

Chitarra e mandolino LUCA NATALE

Batteria e percussioni ENRICO DEL GAUDIO

Contrabbasso ROBERTO GIANGRANDE

Fiati MARCO SPEDALIERE

Traffico in tilt e tanto entusiasmo tra la gente stamane nel cuore di Napoli, nel piazzale antistante il Maschio Angioino, dove a bordo di una carrozza in costume d’epoca  è arrivata la “Sciantosa” Serena Autieri. L’Attrice , come in un dipinto di Tolouse Lautrec, percorrendo le strade cittadine  è giunta  poi al Salone Margherita; culla del cafè chantant, dove ha intonato i brani Lily Kangy  ( Capurro / Gambardella ) ed I’ te vurria vasà ( Russo / Di Capua ) accompagnata al pianoforte dal maestro Alberto Pizzo ed ha poi incontrato la stampa.

E’ stato proprio il Salone Margherita, nel cuore vivo della vecchia Napoli, ad ospitare conferenza di presentazione dello One Woman Show di Serena Autieri “La sciantosa, ho scelto un nome eccentrico”, spettacolo scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi, che rilegge in chiave moderna, tra una risata e una lacrima, l’anima nobile e sfacciata della grande canzone napoletana. La produzione dello spettacolo è firmata da Enrico Gridelli – Engage , che ha dichiarato che la casa di produzione da lui rappresentata e diretta intende proporre al pubblico sempre spettacoli che facciano dell’intrattenimento un elemento centrale.

Alla conferenza stampa erano presenti: il produttore Enrico Gridelli; l’autore Vincenzo Incenzo; il mastro Alberto Pizzo e Claudia Mirra del teatro Diana.  A moderare l’incontro la giornalista Francesca Scognamiglio.

”La Sciantosa – ha detto Serena Autieri – è uno spettacolo che aspettavo da tempo. Tra una rima citata e una lacrima intendo riportare al pubblico quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni e americani che Napoli ha assorbito col passare degli anni”. “In questo spettacolo – ha spiegato invece Incenzo – si passa dalla Napoli sboccata a quella nostalgica e drammatica. Il nostro obiettivo era rileggere i codici della Napoli del ‘900 per tradurli nella contemporaneità”.

“Ho voluto rileggere in chiave nuova ed attuale il caffe chantant – racconta ancora Serena Autieri – con un lavoro di ricerca e rivalutazione nel repertorio dei primi del ‘900, da brani più conosciuti e coinvolgenti, quali ‘A tazz’ e cafè e Come facette mammeta sino a perle nascoste come Serenata napulitana e Chiove, oggi ascoltabili solo con il grammofono a tromba. Tra una rima recitata e una lacrima intendo riportare al pubblico quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni e americani che Napoli ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. Ho voluto fortemente mantenere il clima provocatorio e sensuale di quei Caffè, e ricreare in teatro quel rapporto senza rete con il pubblico, improvvisando, battibeccando, fino a coinvolgerlo spudoratamente nella ‘mossa’, asso nella manica di tutte le sciantose”.

Nasce così ogni sera uno spettacolo nuovo e allo stesso tempo eterno. In fondo, dai tabarin ai talent show nulla è cambiato; la storia de “La Sciantosa” è una storia che non finirà mai.

Dopo la conferenza Serena ha lasciato il Salone Margherita in carrozza alla volta del lungomare. L’attrice ha voluto rendere omaggio alla sua città e incontrare così turisti e gente comune interprentando il ruolo di Elvira Donnarumma la figura simbolo del cafe chantant, evocata dall’artista che ne vestirà i panni con genuinità e maestria nello spettacolo “La Sciantosa – ho scelto un nome eccentrico” che sarà in scena al teatro Diana dal prossimo 5 novembre.

NOTA DELL’AUTORE

Incontrare la sciantosa e il suo “nome eccentrico” vuole dire aprire un baule magico con un immenso tesoro dentro. Vuole dire tuffarsi anima e corpo nell’oceano della tradizione classica e allo stesso tempo abbracciare le radici della modernità. ‘A tazz’ e cafè, Come facette mammeta, I’ te vurria vasà, primadi essere meravigliose canzoni sono testimoni e sentinelle di un mondo e di un’epoca da proteggere, di un tempo e di uno spazio in cui germogliano i princìpi tutti della cultura dello spettacolo che verrà.

Serena Autieri entra a schiaffo, con i panni di Pulcinella nei luoghi e nei codici del Caffè concerto e del varietà, ed è subito Napoli, arte di arrangiarsi, gioia e disperazione, mare romantico e vulcano incandescente. E’ guerra, colera, miseria ma è anche resurrezione, sorriso, amore. Poi via la maschera e d’incanto Napoli è femmina. Una “mossa”, una rima recitata, una lacrima, ed eccole, quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni, americani che ‘o paese d’’o sole, crocicchio di riferimenti locali e stimoli provenienti da ogni latitudine, ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. Il pretesto dello spettacolo è la prima grande protagonista di quel mondo, Elvira Donnarumma, “a capinera napoletana”, colei che sovvertì le regole dell’apparire; bassina, tarchiata, ma con una voce che toccava le corde dell’anima. Colei che raccolse i fiori sul palco di Eleonora Duse e Matilde Serao, che rifiutò per spirito patriottico il contratto in Germania, che sfidò la sua malattia ogni sera fino alla morte pur di non abbandonare il pubblico; lei che avvolta dalla bandiera italiana, in precario equilibrio e con gli occhi pieni di lacrime, cantò “Addio” davanti a tutta Napoli che la acclamava.  Serena Autieri legge Donnarumma in controluce, sdoganandone la fisicità, recuperata attraverso il gesto e la parola, in un’ora e mezza di spettacolo senza rete, sola sulla scena, attraversata dalla cometa elegante di un mimo ogni tanto a cadenzare il flusso narrativo. Fuori e dentro, dentro e fuori, Serena gioca con il suo personaggio, lo presenta, lo incarna, lo lascia, lo riprende. La realtà feconda la finzione e viceversa in un gioco delle parti vertiginoso ed esilarante . La scena fa il resto. Una finestra che s’illumina nella notte, lo sciabordìo di onde in lontananza, una nave in partenza, valige sul molo. Oggetti e proiezioni evocano i momenti. Tutto viene restituito a una lettura contemporanea mentre batte un cuore antico. C’è il vicolo, la scalinatella, ma c’è anche il futurismo, le camice nere, il Ballo Excelsior, l’avvento della radio. Quadri come suggestioni, tagliati da un disegno luci che evoca più che dichiarare e musicisti che riportano nostalgie e profumi del tempo. Ma il palco non basta, e allora Serena scende tra il pubblico, e lo spettacolo da qui in poi ogni sera è a soggetto. Il muro di Diderot cade (una lezione valida dai tempi di Plauto), e con il muro la sospensione del dubbio esistente tra finzione e realtà. Gli spettatori diventano parte attiva e memoria di quello che fu, allo stesso tempo. Una sorta di non-sequitur visuale, dove la rottura della convenzione scatena la comicità. Risate, lacrime, riflessioni. Il pubblico è preso a schiaffi e carezze, come quel Pulcinella in incontinenza verbale magistralmente interpretato da Serena a inizio spettacolo, metafora vivente e straordinariamente attuale dell’accavallarsi folle di parole del nostro tempo. E’ cafè chantant ma è anche talent show di oggi, perché cambiano i codici ma non il messaggio. E’ sguardo critico al presente, allo strapotere dell’immagine tritatutto, alla mai troppo considerata meritocrazia, ai valori al tramonto di patria e di famiglia. Ma è soprattutto amore, identità, rivendicazione. E passato che guarda al futuro.

Vincenzo Incenzo

CANZONI DELLO SPETTACOLO

Capinera – Giuliani (1918)

Palomma ‘e notte – Di Giacomo / Buongiovanni (1907)

Popolo-po’ – Murolo / Di Chiara (1917)

Fenesta vascia – Genoino / Cottrau (1825)

Lily Kangy – Capurro / Gambardella (1905)

I’ te vurria vasà – Russo / Di Capua (1900)

Guapparia – Bovio / Falvo (1914)

Come facette mammeta – Gambardella / Capaldo (1906)

Santa Lucia luntana – E.A. Mario (1919)

Ninì tirabusciò – Gambardella / Califano (1911)

‘O surdato ‘nnamurato – Califano / Cannio (1915)

Core ‘ngrato – Sisca / Cardillo (1911)

‘A tazza ‘e cafè – Capaldo / Fassone (1918)

Chiove – Bovio (1923)

Reginella – Bovio / Lama (1917)

Calendario spettacoli:

Mercoledì 5       Novembre          ore 21.00

Giovedì                    6         Novembre          ore 21.00

Venerdì               7            Novembre         ore 21.00

Sabato 8             Novembre         ore 17.30/21.00

Domenica 9        Novembre         ore 18.00

Lunedì  10           Novembre         riposo

Martedì11          Novembre         ore 21.00

Mercoledì12      Novembre         ore 17.45

Giovedì                13           Novembre         ore 21.00

Venerdì               14           Novembre         ore 21.00

Sabato15             Novembre         ore 17.30/21.00

Domenica16      Novembre         ore 18 e replica straordinaria ore 21.00

Info e prenotazioni 0815567527

diana@teatrodiana.it

Prenotazione diretta biglietti on line su www.teatrodiana.it

Press officer:  dott.ssa Francesca Scognamiglio  Tel. 3283051003

Ufficio stampa Teatro Diana – Claudia Mirra – 0815781905 – claudiamirra@teatrodiana.it