Di: Sergio Palumbo

“La Bohème è un classico e i classici appartengono a un tempo che deve ancora venire”, scrive Francesco Saponaro nelle note di regia della Bohème in scena al Teatro San Carlo di Napoli per la seconda edizione del San Carlo Opera Festival, fortunata rassegna estiva di lirica e balletto che sta ottenendo, come già nel primo anno, un ottimo riscontro in termini di pubblico. Partendo da questa saggia considerazione, Saponaro sceglie di sfumare l’elemento temporale dell’opera, la cui ambientazione nei primi anni del Novecento è intuibile ma molto poco marcata. Più marcata, invece, è la componente sociale dell’opera, che il regista ambienta nella periferia parigina, senza lo sfarzo del Caffè Momus e del quartiere latino del secondo atto. Ciò sembra anche andare incontro ad intuibili limiti di budget per l’allestimento scenografico, con un risultato comunque complessivamente molto buono grazie all’ottima opera di Lino Fiorito, che, facendo uso di fondali dai bei colori pastello, rende accattivanti scene tutto sommato molto semplici, complice anche l’eccellente disegno luci di Pasquale Mari, di particolare efficacia soprattutto nell’ultimo atto, dove i chiaroscuri fanno presagire la tragicità dell’evento che accadrà di lì a poco. Se la scelta di lasciare pressoché immutata la scena del primo atto anche per il secondo può sembrare poco felice, il grande movimento del coro e le allegre scorribande del coro delle voci bianche fanno ben intuire l’allegria del quartiere latino alla vigilia di Natale. I due cori, diretti rispettivamente da Marco Faelli e da Stefania Rinaldi, fanno un ottimo lavoro sia dal punto di vista vocale che dal punto di vista scenico, riscuotendo grandi, meritatissimi, applausi al termine del secondo atto.

La regia di Saponaro coglie molto bene la dicotomia tra vita e morte dell’opera pucciniana ed è fresca e frizzante nei primi due atti e molto più intimista negli ultimi due, fino al tragico epilogo della morte di Mimì. In perfetta sintonia è l’egregia direzione musicale di Stefano Ranzani, molto briosa nei primi due atti, con un buon equilibrio tra il palcoscenico e la buca, dove l’orchestra del Teatro San Carlo fa un ottimo lavoro. Fa discutere, ma sembra molto interessante e coerente con la lettura popolare dell’opera che fa Saponaro, la scelta di far portare via Mimì, appena morta, in un corteo funebre, strappandola all’ultimo abbraccio di Rodolfo che si dispera in ginocchio davanti al letto vuoto.

Matteo Lippi è un Rodolfo dalla grande intensità e dalla franca spontaneità, con un bel timbro e un buono squillo, sicuro di sé nel ruolo, nel quale mette grande passione. Meritati gli applausi per la sua interpretazione della celebre aria “Che gelida manina”, dove supera molto bene la prova dell’acuto. Emozionante la Mimì di Erika Grimaldi, giustamente la più applaudita, che si fa apprezzare per la buona tecnica, la bella voce e l’ottima padronanza del ruolo. Tecnica da affinare ma voce molto promettente quella della giovanissima Anna Maria Sarra, civettuola senza strafare nel ruolo di Musetta.  Pregevole la prova di Andrea Concetti nel ruolo di Colline, con una “Vecchia zimarra” di esemplare intensità. Bene anche Alessandro Luongo nel ruolo di Marcello e Biagio Pizzuti nel ruolo di Schaunard, entrambi notevoli per doti attoriali e buone voci. Da segnalare anche l’ottima prova di Matteo Ferrara, nel doppio ruolo del signor Benoit e di Alcindoro.

Grande successo per la prima replica, con un San Carlo gremito e un pubblico particolarmente caloroso al termine della rappresentazione.

La Bohéme sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 25 luglio 2015.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it