Giovedì 10 dicembre 2015, Teatro Elicantropo di Napoli

Condannato a morte. The punk version di Davide Sacco

In scena l’ultima notte di un condannato a morte, tra i pensieri che

lo attanagliano e il diniego di una vita, cui si sta per dare termine

Pensieri, ansie, angosce, parole e gesti, impotenza e rabbia, ricordi e rimpianti, stati d’animo si animano, a ritmo incalzante, in Condannato a morte. The punk version, spettacolo scritto e diretto da Davide Sacco, in scena al Teatro Elicantropo di Napoli da giovedì 10 dicembre 2015 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 13).

Presentato da Gittiesse Artisti Riuniti e Avampostoteatro, il testo, liberamente tratto da Ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo, ruota intorno al tema centrale della pena di morte, considerata dallo stesso regista come «l’assassinio della ragione e della libertà perpetrate ogni qual volta uno Stato ammazza, a sangue freddo e senza giustificazione alcuna, un cittadino proprio in nome della libertà».

In scena, una sorta di arena/aula di tribunale, si muove l’attore Orazio Cerino, coadiuvato dalla scenografia a cura di Luigi Sacco, i costumi di Clelia Bove, le luci di Francesco Barbera, e accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Martina Angelucci.

“Affrontare un testo è sempre un’impresa molto complessa – spiega il regista Davide Sacco – ancor di più se rientra in quella biblioteca immaginaria rappresentata dai classici senza tempo. E, partendo dall’opera di Victor Hugo, abbiamo deciso di fare un passo ancora più pericoloso: far accettare l’animo punk che è insito nel linguaggio di Hugo, ma che troppe volte è stato confuso con pedanteria e vecchiaia. Abbiamo deciso di lavorare sul testo, trasformandolo in un’unica partitura ritmica, in un pentagramma sentimentale”.

Condannato a morte. The Punk Version narra di un processo, dell’ultima notte di un condannato a morte, dei pensieri che lo attanagliano, del diniego di una vita, cui si sta per dare termine e di una domanda senza alcuna risposta possibile.

Gli ultimi giorni di un condannato a morte, rinchiuso in “una scatola di pietra”. Una storia tragica che riflette sui meccanismi che s’innescano nella mente di uno sciagurato in attesa del patibolo. Di fronte alla condanna certa, alla consapevolezza di dover essere giustiziati, l’essere umano si confonde, il sudore si fa freddo, l’ansia s’impadronisce dei nervi.

Man mano che l’ora ‘X’ si avvicina, si scopre una realtà cruda, contro la quale contrasta quella ‘burocratica’ della legge che esegue, ‘imparziale’, la condanna. Così, l’atteggiamento e i termini di un mero esecutore della pena – un ufficiale o piuttosto un direttore del carcere – nella loro apparente normalità, nel loro modo di rivolgersi civilmente al detenuto, accrescono il senso di orrore per la fine che lo stesso dovrà fare.

Lo spettacolo di Davide Sacco, giovane regista teatrale napoletano, s’interroga sul significato della vita, a cui una condanna a morte è tragicamente in grado di porre fine. Condannato a morte. The punk version scava nella nostra coscienza e rivela il genio, quanto mai attuale, di Victor Hugo.

Condannato a morte. The punk version di Davide Sacco

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 10 al 13 dicembre 2015

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio) email promozionelicantropo@libero.it

Da giovedì 10 a domenica 13 dicembre 2015

Napoli, Teatro Elicantropo

Gittiesse Artisti Riuniti e Avampostoteatro

presentano

Condannato a morte. The punk version
di Davide Sacco
da Ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo

con Orazio Cerino

musiche eseguite dal vivo da Martina Angelucci
scenografia Luigi Sacco, costumi Clelia Bove
luci Francesco Barbera

regia Davide Sacco

durata della rappresentazione 60’ circa, senza intervallo

Condannato a morte. The punk version è un’esperienza di vita, più che uno spettacolo in senso stretto. Tratto da “L’ultimo giorno di un condannato a morte”, pubblicato da Victor Hugo nel 1829, l’adattamento di Davide Sacco, anche regista, si assume l’arduo compito di rappresentare un tema ancora attuale in molti paesi del mondo, la pena capitale.

In una sorta di arena/aula di tribunale, l’attore Orazio Cerino, che da solo interpreta più ruoli, è in gabbia e scalpita per esprimere le sue ragioni contro quella di Stato e il senso comune di ‘giustizia’. Il pubblico è parte integrante della messinscena.

Note di regia

Affrontare un testo è sempre un’impresa molto complessa, ancor di più se rientra in quella biblioteca immaginaria rappresentata dai classici senza tempo. Con “Ultimo giorno di un condannato a morte” abbiamo deciso di fare un passo ancora più pericoloso: affrontare un mondo, affrontare Victor Hugo. E abbiamo scelto di affrontarlo con la stessa sfacciataggine e freschezza con cui Victor Hugo si sarebbe confrontato con se stesso, con lo stesso coraggio, con la stessa “Calviniana” leggerezza e freschezza.

Abbiamo altresì deciso di comprenderlo, profondamente, nella sua grandezza e nei suoi limiti e ci siamo lasciati stupire da questo cattivo ragazzo che animava le folle, che causava risse con la sua poetica, che veniva bandito, esiliato… Questo animo controverso, amato e gettato tra le folle che scriveva per le folle. Questo, come lo definiva Cocteau “Victor Hugo pazzo che credeva di essere Victor Hugo”.

Ed è proprio una pazzia che tentiamo di portare in scena, far accettare l’animo punk che è insito nel linguaggio di Hugo, ma che, troppe volte e in maniera sbagliata, è stato confuso con pedanteria e vecchiaia. Abbiamo deciso di lavorare con Hugo sul testo, trasformandolo in un’unica partitura ritmica, un pentagramma sentimentale. Abbiamo scritto con lui, su di lui, per andare, infine, contro di lui.

Perché ci siamo arrogati il diritto di queste licenze? Perché l’abbiamo percepito come un dovere, quello di combattere le assurdità del mondo con la bellezza di giovani come noi che, nei secoli, hanno tentato di combattere le brutture del proprio tempo con la poesia. Non è uno spettacolo teatrale quello che portiamo in scena o, almeno, non è solo questo, ma molto di più: è un esperimento culturale, un movimento poetico che parte dallo spettatore per comprendere e cercare se stesso, perché è proprio nel pubblico che risiede il mistero dell’arte, non in chi la crea, ma in chi la riceve.

Abbiamo deciso di stare dalla parte del pubblico, allearci con lui, preferendolo a convenzioni teatrali ormai superate, rappresentando un teatro che è molto più del teatro stesso, è un manifesto poetico nato in scena e, infine, quello che con sostanza e fin da giovanissimo ha sempre fatto Hugo. La penna è divenuta dunque l’unica arma lecita contro le barbarie autorizzate rappresentate dal tema focale di questo testo (pre-battaglia dell’Ernani): la pena di morte.

Questa piaga dell’omicidio di Stato che l’uomo, ancora oggi, non è riuscito a debellare, l’assassinio della ragione e della libertà, perpetrate ogni qual volta uno Stato ammazza, a sangue freddo e senza giustificazione alcuna, un cittadino, spesso proprio in nome della libertà. È con questi presupposti che finalmente portiamo in scena Hugo come lo avrebbe messo in scena lui stesso…in versione Punk, conoscendo tutto quello che è stato prima e andandovi contro.

Davide Sacco