Mercoledì 16 novembre 2016, Teatro Nuovo di Napoli

Candida Nieri in MA regia Antonio Latella

Vincitrice del Premio Ubu 2013 come miglior attrice, Candida

Nieri è l’interprete dell’omaggio a Pasolini di Antonio Latella

MA, le prime due lettere di mamma, parola cara a Pasolini, tanto che l’ha deposta sotto la Croce nel suo Vangelo e l’ha pronunciata infinite volte a teatro, sul set, nelle interviste. Partendo da questo filo conduttore, che è forza generatrice di parole, uomini e gesti, Antonio Latella, con la drammaturgia di Linda Dalisi, ha tratto un monologo con Candida Nieri, che sarà in scena, da mercoledì 16 novembre 2016 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 20) sul palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli.

La Madre diventa anche una Madre-Scrittura, dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola.

In scena Candida Nieri, vincitrice del Premio Ubu 2013 come miglior attrice, “vive” vari personaggi, attraverso una sorta di canto, di preghiera, come uno stabat mater. E’ è una voce direttamente collegata con l’interno, che evoca figure che appartengono al cinema pasoliniano.

Una voce, ma anche un cuore, attraverso cui la madre parla a lui e di lui, come spiriti che ruotano intorno alla sua poesia.

“In tutte le vittorie e sconfitte di Pasolini – afferma Latella – c’è sempre la madre. Le mamme, icone di un’Italia dove tutto è irrecuperabile, ma, ogni volta, MA diventa anche altro: per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un re Edipo, per un paese che scaccia gli intellettuali tutto è madre e si fa madre”.

Sono sguardi su vite violente, in cui il dolore materno diviene assoluto e soffocante e la sua figura irriducibile, mai del tutto rappresentabile e tuttavia infinitamente riprodotta, rievocata nel tentativo inesausto di ucciderla simbolicamente.

Tutta la letteratura e il teatro di Pasolini sono pervasi dalla presenza di quella madre che l’ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano.

MA affronta la figura di Pasolini da una prospettiva particolare, in cui si cerca di indagare non solo la sua eredità intellettuale, ma un aspetto molto intimo dell’autore, ossia il rapporto che riguarda “lui e la madre”.

“Con Pasolini – così la drammaturga Linda Dalisi – parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola, che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso”.

Attraverso le parole, le immagini, Latella prova a tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma…

MA,regia Antonio Latella

Napoli, Teatro Nuovo – da mercoledì 16 a domenica 20 novembre 2016

Inizio spettacoli ore 21.00 (mercoledì, giovedì e sabato), ore 18.30 (venerdì e domenica)

Info e prenotazioni al numero 0814976267 email botteghino@teatronuovonapoli.it

Da mercoledì 16 a domenica 20 novembre 2016

Napoli, Teatro Nuovo

stabilemobile compagnia Antonio Latella e Festival delle Colline Torinesi

in collaborazione con Centrale Fies, NEST

presentano

MA

drammaturgia Linda Dalisi

con Candida Nieri

scene Giuseppe Stellato, costumi Graziella Pepe

musiche Franco Visioli, luci Simone De Angelis

assistente alla regia Francesca Giolivo

production Brunella Giolivo

management Michele Mele

regia Antonio Latella

Durata della rappresentazione 60’ circa, senza intervallo

MA è un lavoro ispirato alla figura della madre nell’opera di Pier Paolo Pasolini. Antonio Latella partendo dalla prima sillaba della parola Mamma ci guida in un percorso all’interno dell’opera di uno dei massimi poeti del ‘900, seguendo un filo conduttore che ha al suo centro quella forza generatrice, procreatrice di parole come di uomini, di pensiero come di gesti artistici.

Attraverso la figura di Pasolini, in tutte le sue complessità, la Madre diventa anche una Madre-Scrittura, dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola.

Note di Regia

In tutte le sue vittorie e sconfitte accanto all’uomo Pier Paolo Pasolini, c’è sempre la madre. Nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota.

Sguardi e sorrisi spezzati delle madri scelte come icone assolute di un’Italia che sa che tutto sarà irrecuperabile. Quegli sguardi potenti e violentati da un dolore ancestrale. Tutta la sua letteratura e il suo teatro sono pervasi dalla presenza di quella madre che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano. Sarà proprio la madre del Poeta la Maria straziata dal dolore sotto la croce di Gesù, nel film Il Vangelo secondo Matteo. Ma ogni volta la MA diventa altro.

Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo, per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo,

tutto è madre e si fa madre.

Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma….

Antonio Latella

Note di Drammaturgia

Il suono primordiale. La prima parola che il bambino è invitato a pronunciare: Mamma.

La prima sillaba della parola mamma. Ma. Sillaba ripetuta tra le labbra che diventa culla e supplica. Il “Ma” del discorso adulto contrappone, aumenta, sminuisce, rinnega esalta ma (eccolo) è “particella disgiuntiva” che è sempre legame. Cordone ombelicale tra due frasi-pensieri.

Con Pasolini parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola…che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia.

E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso.

Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta lì da qualche parte: in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio. Quella Madre che le parole le conservava in un cassetto, mentre il Figlio ne faceva arma di battaglia. Che madre può essere la madre di un Profeta?

E quando provo a immaginare Pasolini come Profeta non lo intendo come “colui che prevede”, ma, riprendendo il significato etimologico del termine, come colui che parla “di fronte”, dritto in faccia al Potere”. (Quello, ancora, con la P maiuscola, che Pasolini chiamò “Il Palazzo).

Quella stessa Madre, poi, è diventata altro, nei film e nei versi, come nel teatro: un’altra faccia, un altro corpo, un’altra voce, un’altra lingua, ma con una solitudine speculare. MA con una solitudine specchio.

Madre che supplica e che riceve la supplica del figlio. Ma che è origine della Parola. Madre che è scrittura. MA che è “eppure”, che limita coi suoi “però”, che porta avanti una cosa che altrimenti sarebbe chiusa.

Madre che è una frase intera, che non vuole vedere la frase-figlio morire.

Linda Dalisi