Giovedì 17 novembre 2016, Teatro Elicantropo di Napoli

Futura Umanità di Juan Mayorga

Il tema del conflitto in cui si trova l’attuale generazione, dal destino mai così incerto e indotta a dover scegliere tra conformismo comodo e idealismo povero

Dal ritornello della versione italiana de “L’internazionale”, canzone nata durante La Comune di Parigi del 1871 e divenuta simbolo di socialismo e comunismo, prende il titolo Futura Umanità di Juan Mayorga, spettacolo che il gruppo Agiteatro, con la regia di Marco Bellomo, Alessandro Filosa e Valerio Leoni, anche interpreti con Claudia Guidi, porterà in scena, da giovedì 17 novembre 2016 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 20), al Teatro Elicantropo di Napoli.

Futura Umanità è un lavoro articolato, di cui è difficile dare una definizione o una lettura univoca. Farsa eccessiva e surreale, parabola sui rapporti tra uomo, società e storia, il lavoro di Mayorga, riletto dai ragazzi di Agiteatro, offre spunti di riflessione in un momento in cui, sempre più, assistiamo alla divisione netta tra passione e lavoro, due entità che sembrano diventate contrapposte e inconciliabili, e in cui i concetti di “comunità” e di “solidarietà collettiva” sembrano aver perso qualsiasi valore.

A fare da sfondo alla storia è una grande azienda, dove un nuovo impiegato è avvicinato da due improbabili rivoluzionari, Vladimir, uno dei dirigenti, e Lev, il suo autista. I due vogliono reclutarlo come parte del loro progetto, parallelo e rivoluzionario.

Approfittando della menzogna che pervade tutto il sistema-mondo, creano una rete di persone che si proteggono a vicenda e che possono smettere di occuparsi del proprio lavoro, dei propri obblighi, per curare se stesse, per dedicarsi alla propria passione.

Ribattezzato, suo malgrado, Nikita (come il compagno Krusciov, non come l’eroina del film di Besson), il nuovo adepto è subito indirizzato alla lettura di Marx, Gramsci, Marcuse, e, se all’inizio è titubante, si troverà sempre più insoddisfatto della sua vita precedente e sempre più coinvolto in questo nuovo, rivoluzionario, sistema.

“La direzione che abbiamo dato al lavoro in questo allestimento – spiegano i tre registi – è stata quella di mescolare sensi opposti, considerare i personaggi come entità surreali, al limite, eccessive, e provare a farle dialogare. Il punto di riferimento, il punto medio tra questi confini, l’ago della bilancia, l’agente che porta il punto interrogativo all’interno di questo sovrapporsi di voci è proprio Nikita”.

Il testo di Mayorga affronta il tema del conflitto in cui si trova l’attuale generazione: una generazione disillusa, una generazione alla quale sono state prima date e poi tolte delle opportunità.

Una generazione che, oggi, si trova a dover scegliere tra conformismo comodo e idealismo povero, tra conformismo morbido e idealismo assurdo, entrambe scelte possibili, necessarie, ma non compiute, entrambe alienanti.

Futura Umanità di Juan Mayorga

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 17 al 20 novembre 2016

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio) email promozionelicantropo@libero.it

Da giovedì 17 a domenica 20 novembre 2016

Napoli, Teatro Elicantropo

Agiteatro

presenta

FUTURA UMANITA’

di Juan Mayorga

traduzione di Simone Trecca e Amy Bernardi

con

Marco Bellomo, Alessandro Filosa, Claudia Guidi, Valerio Leoni

organizzazione lavoro e drammaturgia scenica Valerio Leoni

scenografia Alessandro Filosa, attrezzeria Marco Bellomo

assistente Mattia Parrella, grafica Rosanna Sirizzotti

regia

Marco Bellomo, Alessandro Filosa, Valerio Leoni

Durata della rappresentazione 70’ circa, senza intervallo

– Avanti Nikita.

– Non mi chiamo Nikita.

– Qui si.

Reclutamento.

Affiliazione.

Passione.

Un testo, quello di Mayorga, che racconta un’alternativa: quando una mail, una cartella, un compito diventano per una persona più importanti di stare bene con sé stessa, quando quindi è più importante ciò che si fa rispetto a ciò che si è, si avverte il bisogno di Rivoluzione.

Futura Umanità ha come sfondo una grande azienda in cui un dirigente, Vladimir, ed un autista, Lev, reclutano personale per un progetto parallelo, un progetto, appunto, rivoluzionario: approfittando della menzogna che pervade tutto il sistema-mondo, creano una rete di persone che si proteggono a vicenda e che possono smettere di occuparsi del proprio lavoro, dei propri obblighi, per curare sé stesse, per dedicarsi alla propria Passione.

Nikita è una di queste persone, scelto perché visibilmente insoddisfatto della vita intesa come meccanismo di una catena di montaggio della quale non si riesce a vedere la fine.

La vicenda racconta quindi le vicissitudini dei tre e di un quarto personaggio, Rosa: elemento parallelo, elemento di disturbo, elemento mobile in quanto pienamente cosciente delle regole del gioco.

Purtroppo lavoro.

Quand’è che il lavoro è diventato un impedimento invece che una possibilità, un’occasione di mobilità, di movimento?

Quand’è che da esseri umani ci siamo trasformati in macchine-pompa-calore-genera-reddito?

Quand’ è che la vita di una persona è diventata una strada a senso unico nella quale bisogna scegliere una direzione, escludendo tutte le altre?

Sono queste le prime domande che ci ha posto “Futura Umanità”: testo lucido, profondo, che indaga la situazione attuale prendendo come spunto il mondo del lavoro che sta sempre più diventando, col passare del tempo, mondo della vita.

La questione è semplice: scegliere. O si entra in questo gioco chiamato società, rispettando le sue regole che derivano da un concetto di serenità impacchettato e presentatoci come l’unico possibile (guadagno, status symbol, soddisfazione di plastica) oppure escludersene, percorrere un binario idealista parallelo al binario comune, normale, pragmatico.

Mayorga ha scritto un testo che parla del conflitto in cui si trova la mia generazione in questo preciso istante: una generazione disillusa, una generazione alla quale sono state prima date e poi tolte delle opportunità. Ognuno di noi si trova adesso a dover scegliere tra conformismo comodo e idealismo povero, tra conformismo morbido e idealismo assurdo, entrambe scelte possibili, necessarie, ma non complete. Entrambe alienanti.

La questione, forse, non dovrebbe essere quale binario scegliere, ma come percorrere il binario che si è scelto: arrivare ad un idealismo pragmatico, oppure partecipare al gioco conservando quelle peculiarità, quelle necessità, quella mobilità che ci rende degli esseri umani, delle Persone.

La soluzione sembra quindi essere nel mezzo: considerando le regole del gioco-società, cercare un lavoro che ci soddisfi, guardare oltre il punto della catena di montaggio in cui ci potremmo trovare.

Lavorare con passione.

Avere una passione e trasformarla in lavoro.

Attraverso questo conflitto, nel momento in cui sembra irrisolvibile, si arriva al concetto, al tema di quest’opera: la Rivoluzione, da considerare però in senso dialettico, in continua evoluzione: essa non ha più come luogo d’origine le fabbriche, non ha più come attori gli operai. Essa vive nelle aziende e nella classe media.

Media, appunto. Quando la rivoluzione sta nel mezzo, non c’è più nulla da rivoltare, essa non concerne piramidi sociali o classi o caste. Se poi la rivoluzione avviene in una società come la nostra a base individualista, in cui l’Uno è il protagonista delle dinamiche sociali,

se in tutto il sistema è il monologo la base della comunicazione, la Rivoluzione sta nel cercare un dialogo, nel trovare un punto di incontro.

È questa una Rivoluzione “Famelica” (titolo originale dell’opera) perché affamata: affamata di dialogo, di incontro, di comunione, di compromesso tra due sensi opposti, compromesso che in Teatro genera il Grottesco e che nella vita genera una Futura Umanità.

La direzione che abbiamo dato al lavoro in questo allestimento (potendo contare anche sulla collaborazione di Valerio Peroni, attore fondatore dello Studio Suler) è proprio la suddetta: mescolare sensi opposti, considerare i personaggi come entità surreali, al limite, eccessive, e provare a farle dialogare; il punto di riferimento, il punto medio tra questi confini, l’ago della bilancia, l’agente che porta il punto interrogativo all’interno di questo sovrapporsi di voci è Nikita: cosa è giusto? Se la società tutto impone, se tutto nei rapporti, lavorativi e umani, è menzogna, qual è la direzione in cui bisogna andare? Conformismo o idealismo? E quale corrente idealista seguire, nel caso?

Sono queste le domande che si pone in quanto personaggio, e sono queste le domande a cui ci ha portato questo testo, in un gioco di matrioske tra i vari livelli che Mayorga ci presenta: attraverso un lavoro che partirà, seguendo il nostro metodo registico, dall’interno della scena, noi non cercheremo di dare risposte, di dare le nostre risposte, ma cercheremo di porre le stesse domande, e magari qualcuna di più, a chi parteciperà con noi al dialogo teatrale.

Rivoluzione non è infatti, dal nostro punto di vista, nel Teatro come nella vita, dare nuove risposte, ma porsi nuove domande. Insieme.

Valerio Leoni