Di: Sergio Palumbo

Teatro San Ferdinando gremito per la prima di “Miseria e nobiltà”, celebre testo di Eduardo Scarpetta, conosciutissimo per le innumerevoli rappresentazioni e, ancor di più, per le memorabili versioni per il cinema, con Totò e Sophia Loren, e per la televisione, per la regia di Eduardo De Filippo.

Arturo Cirillo, che firma la regia di questa rappresentazione, torna al San Ferdinando dopo aver curato, per l’apertura della stagione teatrale 2016-2017, l’allestimento di Liolà di Luigi Pirandello. La regia di Cirillo, nel mantenere una buona fedeltà al testo di Scarpetta (sebbene con qualche taglio), pur senza penalizzare la proverbiale comicità dell’opera, pone una particolare attenzione sugli aspetti drammatici del testo. La fame, senz’altro, è il tema principale di quest’opera, tra pranzi saltati e cibi immaginati come in visioni oniriche, ma Cirillo indaga anche un altro tema molto presente nell’opera scarpettiana, cui non sempre è dato il giusto risalto, ossia quello della paternità, che trova la sua sintesi nell’abbraccio finale tra Peppeniello e Felice, che si ritrovano a casa del cuoco Semmolone: “La storia ci ha raccontato di come due importanti famiglie teatrali si siano create e divise in relazione al non riconoscimento da parte di Eduardo Scarpetta dei suoi figli illegittimi”, scrive Arturo Cirillo nelle note di regia, riferendosi ovviamente ad Eduardo e Peppino De Filippo.

I tre atti di Scarpetta sono accorpati da Cirillo in un solo lungo atto senza intervallo, riuscendo però a non stancare il pubblico, grazie alla sempreverde comicità del testo, che suscita fragorose risate in sala per battute che, nonostante si conoscano a memoria, sono sempre tanto esilaranti, ma anche grazie ai ritmi, che Cirillo calibra perfettamente.

Le scene di Dario Gessati ci portano nella misera casa dei sei disperati con un semplice telo che ricorda un muro di mattoni polverosi e malandati e poche sedie scompagnate e traballanti. La casa del cuoco Gaetano Semmolone, invece, è raffigurata da un’emblematica maestosa cucina, con due grandi cappe aspiranti e piatti fumanti sui fornelli, mentre il giardino è accennato da siepi a forma di coppa gelato, di babà o di ananas. I costumi di Gianluca Falaschi, curati in ogni dettaglio, ben sottolineano le differenze sociali tra i vari personaggi e in un solco analogo si muove anche l’efficace disegno luci di Mario Loprevite.

Cirillo può contare su un ottimo cast, completamente all’altezza, composto da attori napoletani e non, per scelta ben precisa del regista “in nome del valore nazionale del nostro teatro”, che però talvolta si traduce in pronunce imperfette e talvolta poco comprensibili (è il caso, ad esempio, della Luisella e della Concetta delle comunque bravissime Milvia Marigliano e Sabrina Scuccimarra). Tonino Taiuti è perfetto nel ruolo di Felice Sciosciammocca e la simbiosi con il Pasquale di Giovanni Ludeno è molto buona. Da rimarcare l’ottima prova attoriale di Rosario Giglio nel doppio ruolo del Marchese Ottavio Favetti e di Don Gioacchino, mentre Viviana Cangiano è irresistibile nel ruolo di Pupella. Lo stesso Arturo Cirillo si destreggia bene nel ruolo di Gaetano Semmolone. Bene nei rispettivi ruoli anche Gino De Luca (che interpreta sia Luigino che Vincenzo), Giorgia Coco (Bettina), Valentina Curatoli (Gemma), Christian Giroso (Eugenio), Roberto Capasso (Biase) ed Emanuele D’Errico (Peppeniello).

“Miseria e nobiltà” sarà in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli fino all’8 gennaio 2017.

Link: il sito del Teatro Stabile di Napoli – www.teatrostabilenapoli.it