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Di: Sergio Palumbo

“Ferdinando” è probabilmente il capolavoro di Annibale Ruccello, che lo portò per la prima volta in scena nel 1986, pochi mesi prima la sua prematura morte. Il mai abbastanza compianto drammaturgo stabiese scrisse il testo per Isa Danieli, di cui il Teatro San Ferdinando conserva, ed espone nelle sue teche, vero e proprio museo del teatro napoletano, l’abito di scena. Lo stesso Ruccello interpretò il ruolo di Don Catellino, oltre a curare la regia dello spettacolo.

Isa Danieli, dopo la morte di Ruccello, decise poi di interpretare ogni dieci anni il ruolo di Donna Clotilde – e ne resta anche testimonianza televisiva – fino alla “Serata d’amore” dello scorso anno, nel trentennale della morte di Ruccello, al Teatro Nuovo di Napoli, con la regia di Manlio Santanelli.

Come spesso accade per le grandi interpretazioni, è difficile portare in scena un testo come “Ferdinando” ed interpretare un ruolo così complesso come quello di Donna Clotilde, così legato ad una specifica attrice. Ancor più coraggio ci vuole ad introdurre elementi registici nuovi, puntando ad una innovazione nella tradizione, restando fedeli al testo di Ruccello, ma dando una propria marcata impronta stilistica.

La duplice scommessa viene vinta con maestria sia da Gea Martire, che eredita da Isa Danieli il ruolo di Donna Clotilde, che dalla regista Nadia Baldi, che porta la rappresentazione in una dimensione più onirica, complici le belle scene metafisiche di Luigi Ferrigno, con i personaggi che entrano nella scena come apparizioni e ne escono come a svanirne lentamente ma inesorabilmente, usando oggetti invisibili o polifunzionali trespoli con ruote che servono da sedia, da piedistallo, da carrello o da traballante giaciglio. A proposito di giaciglio, centrale per tutto il primo atto, al centro della scena, l’enorme letto della malata immaginaria Donna Clotilde, il cui vestito è anche lenzuolo, come un prolungamento del corpo che lo fonde con il letto stesso, diventa prigione e gabbia, che sparirà dopo l’arrivo del bel nipote Ferdinando.

L’interpretazione di Gea Martire è magistrale nel caratterizzare in modo unico la sua Donna Clotilde, mantenendosi nel contempo fedele al suo personaggio, rendendone benissimo tutta la sua complessità e le molteplici sfumature. Ottima anche la recitazione viscerale di Chiara Baffi nel ruolo di Gesualda. Leggermente troppo ipercinetico (per scelta registica non del tutto condivisibile) il nervoso Don Catello di Fulvio Cauteruccio, che in ogni caso riesce a convincere pur con una inconsueta connotazione calabrese. Molto buona anche la prova attoriale del giovane Francesco Roccasecca nel ruolo del titolo.

“Ferdinando”, di Annibale Ruccello, sarà in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli fino al 15 gennaio 2017.

Link: il sito del Teatro Stabile di Napoli – www.teatrostabilenapoli.it