L'avaro - una scena dello spettacolo1

Di: Sergio Palumbo

Dopo il successo del “Malato immaginario”, Ugo Chiti rilegge un altro grande classico di Molière, “L’avaro”, scritto nel 1668 ma di straordinaria attualità. La storia di Arpagone, vecchio avaraccio avido interessato meramente al denaro ed al profitto, intenzionato a costringere i figli Elisa e Cleante a sposarsi per motivi di (suo) interesse, è adattata da Chiti con diversi tagli e l’aggiunta di un prologo e di un epilogo, conferendo allo spettacolo una maggiore freschezza ed una più immediata fruibilità per il pubblico, ma senza allontanarsi dallo spirito originario del testo.

Come per buona parte della produzione di Molière, “L’avaro” è uno spaccato familiare che assurge a categoria sociale, mettendo a nudo vizi umani stigmatizzandoli in modo comico, con l’intento di correggere gli uomini divertendoli. Chiti coglie appieno l’essenza del testo molierano, pur non rinunciando, con efficaci ammiccamenti metateatrali, ad evidenziarne alcuni aspetti deboli, come il finale in cui tutto si risolve con un arrivo inatteso, aspetto piuttosto tipico e tra i più criticati della produzione di Molière.

La regia, curata dallo stesso Chiti, si concentra principalmente su tre aspetti: prima di tutto, pone centrale attenzione sulla forza della parola, scarna e senza particolari fronzoli, per evidenziarne tutta la sua aggressività o tutta la sua dolcezza; in secondo luogo, catalizza l’attenzione del pubblico sui personaggi in scena, anche attraverso l’utilizzo di tonalità cromatiche dei costumi che ne anticipano le peculiarità (nero per l’avaro, un candido bianco per i figli) e con la complicità di una scenografia semplice e geometrica, dalle tinte cupe, ben a simboleggiare la tristezza della casa di Arpagone; infine, la regia di Chiti è attentissima a calibrare i ritmi, che sono incalzanti ma con brevi efficaci momenti in cui è lasciato al pubblico il tempo di riflettere.

Grande prova attoriale per Alessandro Benvenuti, che rende benissimo non solo la gretta avidità del suo personaggio, facendone emergere in modo proverbiale gli aspetti più grottescamente comici, ma anche la disperazione del derubato in cui è bravissimo a suscitare l’empatia del pubblico, che quasi ne prova pietà, fino al delirante epilogo in cui il peso delle monete lo condanna a giacere al suolo senza riuscire ad alzarsi, solo ed abbandonato da figli e servitù, ma senza soffrirne, anzi quasi beandosi di restare da solo col suo amato denaro: “Ci bastiamo da soli”. Con Benvenuti un cast di ottimo livello, tutto pienamente all’altezza, della compagnia “Arca Azzurra Teatro” di San Casciano in Val di Pesa: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda e Desirée Noferini.

“L’avaro” di Molière, con Alessandro Benvenuti, sarà in scena al Teatro Cilea di Napoli fino al 12 febbraio 2017.

Link: il sito del Teatro Cilea di Napoli – www.teatrocilea.it