trovatore

Di: Sergio Palumbo

La prima parte della quarta edizione del San Carlo Opera Festival vede, per nove alzate di sipario, alternarsi in scena due grandi opere, “Carmen” di Georges Bizet ed “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, proposti negli allestimenti che hanno inaugurato le stagioni operistiche del Massimo napoletano rispettivamente nel 2015 e nel 2014.

Seconda opera della trilogia popolare verdiana, “Il Trovatore” è, sul fronte musicale e vocale, una delle più belle opere del melodramma italiano e, nel contempo, una delle più ostiche da mettere in scena, tanto che il grande Enrico Caruso disse al riguardo: “Non ci vuole molto per cantare quest’opera: servono solo i quattro migliori cantanti del mondo”.

Rispetto all’allestimento del 2014, il regista Michal Znaniecki ha apportato qualche saggio accorgimento, eliminando le coreografie che appesantivano la rappresentazione e che talvolta risultavano fuori luogo (come ad esempio nel coro delle religiose) e ha sostituito le videoproiezioni di Michal Rovner con quelle di Ludwik Bobo Skala, sicuramente con il pregio di ridurne l’invasività, ma probabilmente anche la pertinenza. Con questi accorgimenti, la regia di Znaniecki, che ambienta la vicenda in una dimensione astorica, focalizza l’attenzione del pubblico ancor di più sui personaggi e sulla loro forza drammatica, ma complessivamente risulta a tratti troppo statica, penalizzando i movimenti dei protagonisti. Le belle scene di Luigi Scoglio ed i curatissimi costumi di Giusi Giustino sottolineano l’atemporalità dell’allestimento, innestando con maestria elementi architettonici medievali e costumi moderni, entrambi ben valorizzati dal perfetto disegno luci di Alessandro Carletti, con efficaci leitmotiv cromatici.

Josep Caballè Domenech, al suo debutto sul podio dell’ottima orchestra del Teatro San Carlo, garantisce il perfetto equilibrio tra palco e buca e stacca con grande sensibilità i tempi, in modo da esaltare i dettagli drammatici della vicenda. Eccellente il lavoro del coro, preparato da Marco Faelli, il cui ruolo in quest’opera è quanto mai centrale: di grande impatto il delicato coro delle religiose e superbo il celebre coro delle incudini (peccato solo per un paio di colpi di incudine leggermente fuori tempo).

Cast vocale di altissimo livello per l’ultima replica dell’opera verdiana in programma per il San Carlo Opera Festival. Il Manrico di Gustavo Porta si apprezza per il bel timbro e lo squillo potente.   Meritatissimi gli applausi per lui al termine dell’aria “Ah sì, ben mio, coll’essere” e ancor di più, poco dopo, al termine di una perfetta esecuzione della cabaletta “Di quella pira”, con il giusto slancio eroico ed un Do di petto esemplare. Francamente incomprensibili i due o tre isolati “buu” a lui destinati al termine della rappresentazione, comunque più che coperti dagli scroscianti applausi del resto del pubblico. Autorevole e nel contempo accorato il Conte di Luna di Vitaliy Bilyy, che conferisce al personaggio nobiltà di fraseggio e buona solidità tecnica, che si apprezzano soprattutto nella famosa aria “Il balen del suo sorriso”. Saioa Hernandez, nel ruolo di Leonora, sfoggia mezzi vocali  notevoli, con acuti potenti e sempre intonati, conquistando il pubblico sin dall’aria “Tacea la notte placida”. Cristina Melis, nel ruolo di Azucena, convince per le rilevanti doti attoriali ed il colore vocale ben adatto alla parte. Di grande intensità la sua “Stride la vampa”. Bene anche Ugo Gagliardo nel ruolo di Ferrando.

Il San Carlo Opera Festival continua fino al 17 settembre 2017, con l’ultima replica della Carmen e, poi, con Soirée Roland Petit e Zorba il Greco.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it