Giovedì 22 marzo 2018, Teatro Elicantropo di Napoli

Enrico, inquilino del IV piano di Mario Brancaccio e Aurelio Gatti

Aurelio Gatti firma la regia di una tragicommedia a due personaggi,

una creatura e diversi condomini, ispirata all’opera di Pirandello

Il Teatro Elicantropo di Napoli ospiterà, giovedì 22 marzo 2018 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 25), il debutto di Enrico, inquilino del IV piano ispirato all’opera di Pirandello, scritto a quattro mani da Mario Brancaccio e Aurelio Gatti, che ne firma anche anche la regia, presentato da Gruppo79 e Michelangelo produzioni.

L’allestimento vede la presenza in scena di Mario Brancaccio, Simona Esposito e la giovanissima Marilù Ciotola, con la partecipazione straordinaria e intermittente di Lello Giulivo, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Gianluca d’Agostino, Rossella Amato.

Un androne napoletano è una sorta d’incrocio universale, in cui insistono e attraversano umanità varie e diverse, dove un incidente comune (un guasto alla fornitura elettrica) riduce tutto a ciò che è in luce.

La portinaia Maria, la figlia Palummella che non parla, un attore in cerca di scrittura, una guaritrice chiamata a risolvere il mutismo della figlia, una donna silenziosa, condomina del palazzo, e infine Enrico, traduttore e studioso senza impiego, inquilino del IV piano.

Tutto accade sotto le poche luci riattivate per l’emergenza, costringendo in uno spazio comune ogni “diversità”, ingigantita e, poi, bollata come pazzia.

Il tema della pazzia è ricorrente in molto teatro e cavallo di battaglia dell’attore, ma è, oggi, esautorato. La follia, declinata in ogni forma, non è più la “condizione” per mettere a nudo contraddizioni, paure e passioni, quasi una parte integrante della natura umana, ma una anomalia contemplata nel rischio sociale.

“Tutto questo – scrive il regista in una nota – ci ha suggerito una rilettura sostanziale che investe non solo la forma, ma anche gli sviluppi e gli esiti. La soluzione scelta dall’Enrico IV pirandelliano di aderire alla a-normalità come sistema di vita, perché solo nella follia, incomprensibile e inaccettabile ai più, è possibile un viatico di consapevolezza e conoscenza, non è immaginabile per il nostro Enrico”.

Immerso in un quotidiano precario, destabilizzato definitivamente dall’incidente, continuamente vessato dall’eccessiva portinaia, Enrico non difende la sua “diversità”, ma tutela quella della piccola Palummella, etichettata “creatura” solo perché schiva nel parlare. La difesa ad oltranza di quella giovanissima “a-normalità” fa dell’inquilino del IV piano un “pazzo”.

In questa consapevolezza del giudizio collettivo, l’inquilino diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendone la forma immutabile agli occhi di tutti, in cui ogni effetto è obbediente alla sua causa, con perfetta logica, e nella quale ogni avvenimento si svolge ‘preciso e coerente’ in ogni suo particolare.

Enrico, inquilino del IV piano di Mario Brancaccio e Aurelio Gatti

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 22 al 25 marzo 2018

Inizio spettacoli ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

Da giovedì 22 a domenica 25 marzo 2018

Napoli, Teatro Elicantropo

Gruppo79 e Michelangelo Produzioni

presentano

Enrico, inquilino del IV piano

ispirato all’opera di Pirandello

drammaturgia Mario Brancaccio, Aurelio Gatti

con

Mario Brancaccio, Simona Esposito e la giovanissima Marilù Ciotola

e la partecipazione straordinaria e intermittente di

Lello Giulivo, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Gianluca d’Agostino, Rossella Amato

assistente Roberta Esposito

drammaturgia Brancaccio/Gatti

regia Aurelio Gatti

durata della rappresentazione 65’ minuti circa, senza intervallo

Un androne napoletano, una sorta di incrocio universale in cui insistono e attraversano umanità varie e diverse. Un incidente comune ( un guasto alla fornitura elettrica!) che riduce tutto a ciò che è in luce.

La guardiaporta Maria, la figlia Palummella che non parla, un attore in cerca di scrittura, una guaritrice chiamata a risolvere il mutismo della figlia, una donna silenziosa – condomina del palazzo, e infine Enrico – traduttore e studioso, senza impiego – inquilino del IV piano.

Tutto raccolto sotto le poche luci riattivate per l’emergenza e … costretto in uno spazio comune in cui ogni diversità viene ingigantita eppoi “bollata” per pazzia.

Il tema della pazzia, topos di molto teatro e cavallo di battaglia dell’attore, è oggi esautorato: tradotto e ridotto in miriadi di forme e categorie è stato mutuato in emarginazione, diversità, malessere, violenza di genere o edulcorato in creatività.

La follia, declinata in ogni forma, non è più la “condizione” per mettere a nudo contraddizioni, paure e passioni, quasi una parte integrante della natura umana, ma una anomalia contemplata nel rischio sociale.

La pazzia come cecità verso il mondo circostante per addivenire a “momento” di più acuta – e dolorosa – penetrazione della vita, essenziale per conoscere la verità (quella di Amleto) o come fonte di rivelazione necessaria per svelare ciò che il sapere comune

aveva offuscato ( Re Lear ), è lontana anni luce dal vivere contemporaneo votato alla connessione e alla esternalizzazione globale. Una violenza di gruppo, una sparatoria in una scuola, una tragedia sociale non sottintendono più la “follia umana” quanto la quantità di diffusione e visualizzazione sui social.

Anche la follia pirandelliana, seppure “forma” della malattia e nevrosi del vivere, scatenata da un incidente (la caduta di cavallo o il distacco di corrente poco importa), oggi non ha più il significato di accadimento interiore, ma di superficiale risposta alla condizione sociale e di relazione.

L’Enrico IV come campione dell’esasperazione del conflitto fra apparenza e realtà, fra normalità e a-normalità, fra il personaggio e la massa, è svanito proprio nell’assenza di dialettica tra interiorità ed esteriorità. Oggi esiste solo la seconda.

Tutto questo ci ha suggerito una rilettura sostanziale che investe non solo la forma ( la villa padronale in un condominio, il nobile pazzo in un inquilino disadattato …) ma anche gli sviluppi e gli esiti. La soluzione scelta dall’Enrico IV pirandelliano di aderire alla a-normalità come sistema di vita, perché solo nella follia , incomprensibile e inaccettabile ai più, è possibile un viatico di consapevolezza e conoscenza, non è immaginabile per il nostro Enrico.

Immerso in un quotidiano precario destabilizzato definitivamente dall’incidente, continuamente vessato dalla eccessiva Maria – portinaia, Enrico non autoreferenzia o difende la sua diversità, ma tutela quella della piccola Palummella , etichettata “creatura” solo perché schiva nel parlare .

La difesa ad oltranza di quella giovanissima “a-normalità” fa dell’inquilino del IV piano un “pazzo”. In questa consapevolezza del giudizio collettivo, l’inquilino diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendone la forma immutabile agli occhi di tutti, in cui ogni effetto è obbediente alla sua causa, con perfetta logica, e nella quale ogni avvenimento si svolge ‘preciso e coerente’ in ogni suo particolare, proprio perché, essendo già vissuto, non può più mutare.

Non importa più che sia follia simulata o follia vera, interrogativo con cui si conclude l’opera pirandelliana. Tra la follia di Amleto che è astuta e mirata, una recita che va al di là di se stessa per accertare la verità e denunciare l’ipocrisia della corte, e la follia di Ofelia, che non va al di là di se stessa, che non cerca verità nascoste, ma della verità diventa testimonianza suprema rimanendo chiusa nel proprio intimo, esponendo tutta se stessa allo sguardo del mondo, si è immaginata una altra follia.

Quella dell’assoluta dedizione alla vita, come straordinaria testimonianza di unicità e diversità.

Aurelio Gatti