Giovedì 12 aprile 2018, Teatro Elicantropo di Napoli

Io, Pietro Koch di Maurizio D. Capuano

In scena lo sguardo su uno dei periodi più bui della nostra nazione,

attraverso l’analisi di una famigerata banda e di colui che la comandava

Sarà in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, da giovedì 15 aprile 2018 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 15), lo spettacolo Io, Pietro Koch scritto e diretto da Maurizio D. Capuano, con Gennaro Ciotola, Antonio D’Alessandro, Aurelio De Matteis, Gianni Galepro, Emanuele Iovino, Antonella Liguoro, Giada Pignata, presentato da Spazio-ZTN e Naviganti InVersi.

Ispirato al saggio “La banda Koch” dello scrittore Massimiliano Griner per le vicende storiche, Io, Pietro Koch è il racconto di una metamorfosi, forse una “redenzione” di un’anima nera. In una cella male illuminata, in attesa della sua esecuzione, si scorge Pietro Koch, capo della famigerata Banda Koch, che imperversò tra Roma e Milano dal ’43 al ’44, e giovane capo di una squadra speciale della polizia fascista, durante l’occupazione tedesca in Italia.

Beneventano, per metà tedesco, figlio di un commerciante di liquori, aveva un destino già scritto, raccogliere l’eredità del padre, e vivere una vita comune.

Poi, accadde qualcosa, la guerra, evento importante nella storia contemporanea che sconvolse le coscienze umane d’Europa e del Mondo, e che fece di Pietro Koch, avido di gloria, un giovane che, a soli ventisette anni, aveva già raggiunto l’apice del suo successo.

Alle dirette dipendenze dei tedeschi, e capo non solo della polizia, ma di una banda di torturatori, seviziatori, drogati, esaltati, ebbri di delirio bellico, imprigionava, per conto della Gestapo, ribelli, comunisti e uomini della Resistenza antifascista, estorcendo loro informazioni segrete, con i metodi più truci e spietati.

“Due cose mi hanno colpito – rivela il regista – della figura di Pietro Koch. Il fatto che si sia presentato al plotone di esecuzione tranquillo, sereno, e per un ragazzo di ventisette anni questo fatto si spiega in due modi: o non ha un’anima, o ha preso coscienza di ciò che ha fatto. Il secondo è che, nell’orrore delle sue azioni, avesse subito una grande ingiustizia“.

Lo spettacolo messo in scena da Capuano, si presenta sotto una forma corale, in cui i personaggi ruotano attorno alla figura di Koch, ma non sono, affatto, personaggi satellite.

Come Koch, tutti gli altri personaggi sono realmente esistiti, come, fra gli altri, un giovane Sandro Pertini, le cui ombre, come quelle di tanti altri uomini politici italiani, che furono partigiani, sono lunghe e poco menzionate dai libri di storia. Ma incontriamo anche Luchino Visconti con i suoi scheletri, e molti altri ancora.

Sono tutte figure chiave di quei giorni dell’occupazione, alcune vittime, alcune carnefici, alcune note, alcune meno note. Sono tutti tasselli fondamentali per ricostruire quel preciso periodo storico, in cui black humour e satira paradossale contribuiscono a creare un’atmosfera grottesca per l’intera performance.

Io, Pietro Koch di Maurizio D. Capuano

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 12 al 15 aprile 2018

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

Da giovedì 12 a domenica 15 aprile 2018

Napoli, Teatro Elicantropo

Spazio-ZTN e Naviganti InVersi

presentano

Io, Pietro Koch

testo e regia Maurizio D. Capuano

con

Gennaro Ciotola, Aurelio De Matteis,

Antonio D’Alessandro, Gianni Galepro,

Emanuele Iovino, Antonella Liguoro, Giada Pignata

assistente alla regia Gennaro Monforte

costumi Federica Del Gaudio

foto di scena Roberto Colasante

durata della rappresentazione 90’ circa, senza intervallo

In una cella male illuminata, in attesa della sua esecuzione, facciamo la conoscenza di Pietro Koch, capo della famigerata Banda Koch, che imperversò tra Roma e Milano dal ’43 al ‘44.

Pietro Koch non cerca giustificazioni, sa di non averne; non chiede perdono, sa di non meritarlo.

Ci mostra l’abisso più oscuro nel quale può scivolare l’animo umano quando mette da parte la ragione, quando disattiva i propri circuiti morali ed etici, quando sospende l’empatia e decide di trasformarsi in bestia. Pietro Koch era un fascista. Pietro Koch era un torturatore. Pietro Koch era un sadico. Pietro Koch era un essere umano.

Sarà lui a narrare la sua storia al pubblico: la storia di chi lo conobbe; la storia delle sue vittime; la storia di chi pagò per il solo fatto d’averlo conosciuto.

“Io, Pietro Koch” è una storia fatta di torture e sangue, perversione e morte.