Di: Sergio Palumbo

Erano gli ultimi anni della seconda guerra mondiale quando Nino Rota, nel ritiro di Torre a Mare, nei pressi di Bari, aiutato dalla madre Ernesta Rinaldi che collaborò nella stesura del libretto, si cimentò in un divertissement che avrebbe poi messo nel cassetto per riprenderlo solo dieci anni dopo. E’ del 1955, difatti, la prima rappresentazione de “Il cappello di paglia di Firenze”, tratto dal vaudeville di Eugène Labiche “Un chapeau de paille d’Italie”, che approdò anche al cinema nel 1941, con protagonista il grande Fernandel. Farsa in quattro atti più due intermezzi, il “Cappello” di Nino Rota è un’opera divertente, spumeggiante, ricca di colpi di scena e di gag che si susseguono con un ritmo incessante, che presenta una partitura raffinata e colta, con continui rimandi ed allusioni alla grande tradizione operistica europea, con chiari echi di Mozart, Verdi, Donizetti, Puccini e tanto, tanto Rossini, oltre a qualche più o meno velato autoimprestito. Il risultato è un’opera irresistibile, sia dal punto di vista musicale che da quello della trama e del libretto, che finalmente trova la sua prima rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli, nell’allestimento prodotto dalla Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari.

La regia di Elena Barbalich valorizza la teatralità dell’opera, in perfetta sintonia con le belle scene e gli affascinanti costumi di Tommaso Lagattolla (perfetti proprio per un vaudeville), accentuando la gestualità dei personaggi, riuscendo, camminando sul filo in un perfetto equlibrismo, a non cadere nell’esagerazione caricaturale. In questo, la regia può contare su interpreti dalle ottime doti attoriali (oltre a quelle vocali) e su un Coro che risponde con diligenza alle esigenze registiche. E’ il caso, ad esempio, del delizioso intermezzo delle modiste, dove le otto coriste si muovono a scatti e con gesti meccanici, simulando degli automi da catena di montaggio, mentre “vola l’ago” e “nascono i cappelli”. Nello stesso intermezzo, spicca l’elegante cameo di Daniela Mazzucato, che interpretò Elena sotto la direzione dello stesso Rota nell’edizione del 1974 dell’opera.

Valerio Galli, giovane talento pucciniano, per la seconda volta sul podio del Teatro San Carlo di Napoli dopo la Bohème di fine 2016, dirige l’ottima Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli esaltando la bellezza della partitura di Rota e staccando i giusti tempi per sottolineare il susseguirsi frenetico e scoppiettante degli eventi della folle journée delle nozze di Fadinard ed Elena.

L’ovazione del pubblico del San Carlo, al termine della rappresentazione, per Pietro Adaìni, è più che meritata: il giovane tenore siciliano è un Fadinard fresco, dal gradevole timbro chiaro e dalla buona pertinenza teatrale. Irresistibile il Nonancourt di Gianluca Buratto, che diverte il pubblico già con la semplice entrata in scena sempre accompagnato dal fiore d’arancio e ruotando su sé stesso mentre tuona il suo tormentone “Tutto a monte!”. Esemplare il Beaupertuis di Bruno de Simone, che sin dalla sua aria di sortita colpisce per la voce potente ed il fraseggio espressivo. Anna Maria Sarra è una Anaide affascinante e scherzosa, accompagnata da un Emilio leggermente sopra le righe, ma senza esagerare, ben affrescato da Dario Giorgelè. Molto bene anche Zuzana Marková nel ruolo di Elena ed Anna Malavasi (baronessa di Champigny). Simpaticissimi lo zio Vézinet di Marco Miglietta ed il Felice di Roberto Covatta. Completano in modo convincente il cast Massimiliano Chiarolla (Achille di Rosalba), Antonio Mezzasalma (guardia), Sergio Valentino (caporale) e Salvo Lombardo, che interpreta il violinista Minardi, suonando il violino al centro della platea.

“Il cappello di paglia di Firenze”, di Nino Rota, sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 13 maggio 2018. Da segnalare l’iniziativa del Massimo napoletano che, per l’occasione della Festa della Mamma, mette a disposizione delle mamme duecento posti al prezzo di 20 Euro.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it