Di: Sergio Palumbo

Sulla sommità della collina boschiva del Parco della Reggia di Caserta, all’ingresso del Giardino Inglese, sorge un luogo incantato in cui un tempo si allevavano le api e che oggi, dopo il restauro della Regione Campania, è stato riconvertito a teatro all’aperto: l’Aperia della Reggia di Caserta. In questa suggestiva cornice si tiene la maggior parte degli eventi della rassegna “Un’Estate da Re 2018”, che, dopo l’apertura con la Sinfonia n. 9 diretta da Juraj Valčuha, vede come secondo appuntamento una deliziosa operina farsesca scritta da Gaetano Donizetti nel suo periodo napoletano, firmandone sia la partitura che il libretto: “Il campanello dello speziale”, anche nota come “Il campanello di notte” o solo “Il campanello”.

Atto unico basato sul tipico triangolo amoroso, Il campanello dello speziale è un continuo susseguirsi di situazioni comiche, con i travestimenti di Enrico che vuole rovinare la prima notte di nozze dell’amata Serafina con lo speziale Don Annibale Pistacchio.

Seppur senza scene per motivi logistici, la sapiente regia di Riccardo Canessa riesce a trovare le giuste soluzioni per non creare incongruenze tra libretto e azione, mettendo in risalto con garbo la comicità e l’anima napoletana dell’opera, senza mai indulgere in eccessi macchiettistici o esagerate caratterizzazioni. In questo, la regia è aiutata da un coro del San Carlo in gran forma, che conferisce all’azione un piacevole ed ilare dinamismo. Sotto l’attenta direzione di Giuseppe Montesano, l’orchestra del San Carlo si destreggia perfettamente nell’alternarsi di arie e recitativi, questi ultimi accompagnati dall’eccellente lavoro di Livia Guarino al clavicembalo.

Ancora una volta, Filippo Morace conferma di trovarsi perfettamente a proprio agio nelle situazioni comiche, mettendo la sua grande esperienza nel repertorio settecentesco ed ottocentesco al servizio del ruolo di Enrico, che nei travestimenti è a dir poco irresistibile, prima nei panni di un damerino francese, poi di un improbabile Radames, ed infine, nell’aria “Mio signore venerato”, del vecchio signore che, srotolando un lunghissimo papiro, sciorina un interminabile elenco di malattie e medicine, portando all’esasperazione il povero Don Annibale, che vede in Marco Filippo Romano un interprete disinvolto e dalla tecnica solida. Serafina ha la grazia ed il bel colore vocale di Barbara Bargnesi, mentre Marta Vandoni Iorio è una Madama Rosa elegante per portamento e fraseggio. Bene anche Fabrizio Paesano nel ruolo di Spiridione.

Prossimo appuntamento per la rassegna “Un’Estate da Re 2018” con “La Dirindina”, di Domenico Scarlatti, il 7 luglio 2018 all’Aperia della Reggia di Caserta.

Link: il sito della rassegna “Un’Estate da Re 2018” – www.unestatedare.it