Di: Sergio Palumbo

“Dolce notte! Quante stelle! Non le vidi mai sì belle!” canta Cio-Cio-San e in effetti basta alzare la testa per vedere un meraviglioso cielo stellato, che dallo spettacolare Belvedere di San Leucio sembra quasi a portata di mano.

La rassegna “Un’Estate da Re” prevede due opere al Belvedere di San Leucio: Madama Butterfly di Giacomo Puccini e, dopo sette giorni, il 28 luglio 2018, Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Prima dello spettacolo è possibile, previa prenotazione, fare una visita guidata all’interessantissimo Museo dell’Archeologia Industriale e della Seta, dove si possono scoprire incredibili avanguardie tecnologiche settecentesche, come quello che si potrebbe definire uno dei primi prototipi di computer industriali: il telaio Jacquard.

L’allestimento di Madama Butterfly, per la regia di Renzo Giacchieri, si fa apprezzare prima di tutto per i bellissimi costumi, mentre le scene, pur essenziali, sono comunque gradevoli e ben curate. L’impianto di amplificazione va ben presto fuori uso, mentre Cio-Cio-San racconta dei fasti passati della sua famiglia, ma è solo un bene: senza amplificazione si possono apprezzare decisamente meglio i bei colori che Francesco Rosa riesce a ricavare dall’egregia Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno, nonché la qualità delle voci degli interpreti in scena. La regia, fino al secondo atto improntata alla tradizione e con buona fedeltà al libretto, nel terzo atto introduce alcuni elementi non del tutto condivisibili, come lo stridulo cinguettio di uccelli, registrato e molto artificiale, che a tutti gli effetti sporca il meraviglioso preludio del terzo atto (il libretto vorrebbe un “leggero cinguettio d’uccelli”, ma dopo il coro dei marinai e comunque “leggero” – in genere viene simulato dall’orchestra con appositi strumenti a fischietto) oppure il personaggio che porta il pugnale a Cio-Cio-San, che dopo il suicidio viene portata via e sottratta a Pinkerton, che troverà solo il suo papavero rosso.

Nel ruolo eponimo, in cui vanta un’esperienza da record, Hui He riscuote un meritatissimo successo personale. Il soprano cinese unisce una voce dall’ottima estensione, ben proiettata, agile sugli acuti e dalla variopinta espressività ad una straordinaria pertinenza scenica e doti attoriali da vera fuoriclasse che conferiscono davvero una marcia in più alla sua Cio-Cio-San. Corretto nella linea di canto (a patto di perdonargli un attacco poco felice – “Gran perla di sensale”), il Pinkerton di Pietro Giuliacci non è, però, espressivo quanto ci si aspetterebbe da un personaggio pucciniano, cosa che si avverte soprattutto nell’aria “Addio, fiorito asil”, dove, pur notandosi l’impegno recitativo dell’interprete, non si avverte la giusta emozione. Elegante per timbro, fraseggio e portamento lo Sharpless di Alberto Mastromarino, che ha sostituito all’ultimo momento Carlo Striuli. Molto bene per vocalità e recitazione, ma meno per volume, la Suzuki di Eufemia Tufano ed il Goro di Marcello Nardis. Bene anche Antonio Mazza nel doppio ruolo del Commissario Imperale e di Yamadori, Renzo Ran (lo zio Bonzo), Miriam Artiaco (Kate Pinkerton) e Salvatore De Crescenzo (Ufficiale del registro). Eccellente il coro del Teatro dell’Opera di Salerno, preparato da Francesco Aliberti, la cui esecuzione del delicatissimo coro a bocca chiusa che chiude il secondo atto è davvero magistrale.

La rassegna “Un’Estate da Re” continua il 24 luglio 2018 all’Aperia della Reggia di Caserta con il concerto dei Canadian Brass.

Link: il sito della rassegna “Un’Estate da Re” – www.unestatedare.it