Di: Sergio Palumbo

La seconda opera in cartellone nella suggestiva cornice del Belvedere di San Leucio per la rassegna “Un’Estate da Re 2018” è Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, capolavoro del verismo musicale italiano derivato dall’omonima novella di Giovanni Verga.

L’allestimento, per la regia di Riccardo Canessa, si fa apprezzare per la sua sostanziale aderenza al libretto, senza però risultare anonima nella troppa ordinarietà, grazie ad una raffinata introspezione nel dramma dei personaggi sulla scena, ciascuno dei quali viene approfondito con spiccata sensibilità. Canessa pone al centro della sua regia il tema del lutto, che incombe sin dall’inizio della rappresentazione, anche per la scelta dei costumi di Santuzza e di Mamma Lucia, quasi ad anticipare la tragedia finale. Ma il lutto nella mattina del giorno di Pasqua è anche quello della Madonna, che, in cerca di suo Figlio, entra in scena durante il preludio, per poi tornare nella scena dell’annuncio della resurrezione (“Inneggiamo il Signor non è morto”) e quando “Ei fulgente ha dischiuso l’avel” si spalancano le porte della chiesa ed avviene, in un tripudio di luce, l’incontro tra Maria ed il Cristo risorto, rievocando un rito che in Sicilia è tradizione secolare. Perché se c’è qualcosa che in Cavalleria Rusticana non può assolutamente mancare è proprio la Sicilia, qui presente non solo nella rievocazione del rito dell’Incontro, ma anche nei costumi ben curati e nella ricerca di una pronuncia quanto più possibile aderente al dialetto nella Siciliana di Turiddu “O Lola ch’ai di latti la cammisa” (cosa in cui il lombardo Cavazzin si destreggia con decoro). Come la Madonna cerca suo Figlio davanti alla chiesa, così Mamma Lucia andrà lì a cercare il suo Turiddu dopo l’agghiacciante urlo finale, ma troverà le porte irrimediabilmente chiuse, non potendo far altro, così come Santuzza, che disperarsi.

Il personaggio di Santuzza è scandagliato in tutta l’evoluzione del suo dramma interiore, che passa dall’angoscia alla gelosia ed alla volontà di vendetta, fino al pentimento ed alla disperazione finale. In questo, il regista può contare su un’interprete dalle straordinarie doti sia vocali che attoriali: Amarilli Nizza, che, nonostante le sembianze poco meridionali, è una Santuzza di grandissima intensità e dalla significativa comunicatività, rendendo magistralmente tutti gli stati d’animo del suo personaggio, potendo anche contare su una voce agile e dalla grande estensione. Il Turiddu di Diego Cavazzin si apprezza per la voce potente e chiara e per la linea di canto corretta, nonostante qualche imprecisione nel brindisi. Efficace il Compar Alfio di Alberto Mastromarino, solido per voce e presenza e che può contare su una cospicua esperienza nel ruolo. Molto bene anche la sgargiante Lola di Patrizia Porzio e l’espressiva Mamma Lucia di Elena Traversi.

Un particolare plauso va al Coro del Teatro dell’Opera di Salerno preparato da Francesco Aliberti, ben gestito in scena nonostante gli spazi esigui, che mantiene un ottimo livello per tutta la rappresentazione, a partire da “Gli aranci olezzano” fino alla scena del brindisi, passando per il già citato annuncio della resurrezione e per la scena dell’uscita dalla chiesa “A casa, a casa, amici”.

Con gesto ampio e deciso, staccando tempi sempre condivisibili e con costante attenzione alle dinamiche ed alle voci, la direzione orchestrale di Francesco Ivan Ciampa è impeccabile ed il lavoro dell’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno è eccellente. L’esecuzione del sublime Intermezzo, una delle pagine sinfoniche più incantevoli del melodramma italiano, è pura emozione ed il pubblico, che lo richiede a gran voce, ne ottiene un graditissimo bis.

La rassegna “Un’Estate da Re 2018” si concluderà il 7 agosto 2018, con il recital lirico di Jonas Kaufmann e Maria Agresta, all’Aperia della Reggia di Caserta.

Link: il sito della rassegna “Un’Estate da Re” – www.unestatedare.it