Di: Sergio Palumbo

“La vedova allegra” è un titolo molto amato dal pubblico napoletano, che da sempre ne apprezza la trama avvincente, i siparietti esilaranti, i duetti amorosi, gli affascinanti balletti e, soprattutto, la splendida musica di Franz Lehár, che ha ben poco da invidiare alle arie d’opera, tanto che da sempre il termine “operetta” sembra sminuire quello che è un vero e proprio capolavoro. Non sembra un caso, quindi, che la Compagnia di Operetta del Teatro al Massimo di Palermo abbia scelto proprio Napoli come prima tappa del proprio tour fuori dalla Sicilia.

Si apre il sipario e le belle ed eleganti scene curate da Marco Giacomazzi ci portano nell’ambasciata del Pontevedro a Parigi, con pareti rosso pompeiano su cui campeggiano grandi ritratti ed una scalinata al centro. L’ambasciatore, il Barone Zeta ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino per Hanna Glawari, vedova di un ricco banchiere, per evitare che i milioni da lei ereditati lascino la patria, condannandola ad un fatale dissesto finanziario. Il candidato ideale viene individuato nel conte Danilo Danilowitsch, vecchia fiamma di Hanna. Ad aiutare il Barone nelle sue trame c’è il cancelliere Njegus, personaggio comicamente pasticcione, ma anche vero deus ex-machina della vicenda. Intanto, la giovane moglie del Barone, Valencienne, è corteggiata con costanza da Camille de Rossillon. Riuscirà il Barone Zeta a portare a termine la sua missione?

La regia di Umberto Scida è all’insegna della freschezza e della leggerezza, puntando moltissimo sugli aspetti più comici, in cui lo stesso Scida è protagonista nel ruolo di un irresistibile Njegus, che suscita grande ilarità con il suo francese maccheronico o nei gustosissimi siparietti con il Barone Zeta, basati su improbabili equivoci e spassosi giochi di parole. Ma la regia di Scida è perfettamente equilibrata e non meno rilievo hanno i bellissimi numeri musicali dell’operetta, tutti applauditi con grande entusiasmo a scena aperta, anche grazie alle belle voci dei protagonisti, a partire da Maria Francesca Mazzara, che nel ruolo del titolo mostra grande sicurezza e convince anche nelle parti vocali più insidiose. La sua interpretazione della romanza della Vilja è uno dei momenti migliori dello spettacolo. Di indubbio fascino il Conte Danilo Danilowitsch di Spero Bongiolatti, perfettamente a suo agio nella parte, complice anche l’ottima presenza scenica. Di grande impatto il celebre duetto con Hanna “Tace il labbro”. Il timbro pregevole di Leonardo Alaimo conferisce i giusti accenti teneri e romantici al personaggio di Camille de Rossillon, ben in simbiosi, nei duetti, con la Valencienne della bravissima Isadora Agrifoglio.

Magistrale il lavoro del Corpo di Ballo del Teatro al Massimo di Palermo, che eseguono alla perfezione le accattivanti e spumeggianti coreografie di Stefania Cotroneo. Eleganti e raffinati i costumi della sartoria teatrale Arrigo Milano, curati nei minimi dettagli.

Meritatissimi gli applausi del pubblico del Teatro Cilea di Napoli, che Umberto Scida, dopo i ringraziamenti, invita a cantare, ancora una volta il ritornello della famosa marcia “E’ scabroso le donne studiar”.

“La vedova allegra” sarà in scena al Teatro Cilea di Napoli fino al 27 novembre 2016.

Link: il link del Teatro Cilea di Napoli – www.teatrocilea.it